Al San Raffaele di Milano è stata effettuata la prima infusione di staminali neurali in un paziente affetto da sclerosi multipla.

A fine Maggio all’IRCCS San Raffaele di Milano (Gruppo San Donato) è stata effettuata la prima infusione di cellule staminali neurali in un paziente affetto da sclerosi multipla (SM) progressiva in fase avanzata. Si tratta del primo di 12-24 pazienti arruolati nello studio, che giunge dopo 10 anni di ricerca sulle applicazioni terapeutiche della terapia cellulare nel trattamento di questa malattia. Viene tenuto sotto costante monitoraggio e sta bene.

Il coordinatore dello studio è il professor Gianvito Martino, direttore scientifico IRCCS e capo dell’unità di ricerca di Neuroimmunologia, mentre l’implementazione del protocollo clinico è stata affidata al professor Giancarlo Comi, primario e direttore dell’Istituto di Neurologia sperimentale.

Le staminali neurali sono utili per due ragioni, che configurano il principio della plasticità terapeutica delle staminali, su cui si sono concentrati gli studi dell’équipe del professor Martino:

  • sono le cellule progenitrici, che possono differenziarsi dando origine a tutti i tipi di cellule nervose (neuroni e cellule gliali, ossia cellule di supporto ai neuroni stessi). La SM danneggia la membrana che riveste i nervi (mielina) e che viene prodotta da un tipo di cellula gliale (oligodendrociti): quindi serve che le staminali neurali si trasformino in oligodendrociti
  • in vivo producono fattori neuroprotettivi per gli oligodendrociti.

In passato sono state effettuate somministrazioni di cellule staminali del sangue o midollari, mai le neurali. Come dichiarato dal professor Martino: “L’Italia è stata fra i primi Paesi al mondo a puntare sulle cellule staminali neurali per il trattamento della Sclerosi Multipla”.

L’obiettivo è duplice: interrompere il processo infiammatorio che attacca e distrugge la mielina e ripararne i danni già inflitti.

La terapia cellulare (STEMS) viene infusa direttamente nel liquido cerebrospinale attraverso la puntura lombare. Da qui le staminali neurali possono raggiungere tutto il sistema nervoso centrale, crescere e proliferare, dando origine ai nuovi oligodendrociti che produrranno la nuova mielina.

Le staminali neurali utilizzate per questa sperimentazione vengono prodotte da una cell factory no-profit (il Laboratorio Stefano Verri), che afferisce alla Fondazione Tettamanti sita presso l’Ospedale San Gerardo di Monza.

Questa è la fase I della sperimentazione sull’uomo, quindi il suo scopo è quello di verificarne la sicurezza e tollerabilità, non l’efficacia. E’ stata già testata sui topi, nei quali ha rispettato gli standard sia di sicurezza che di efficacia.

Per ora si tratta di un primo step, ma decisamente importante. Vale la pena, infatti, ricordare, che se esistono diversi farmaci per il trattamento della forma recidivante-remittente, la forma progressiva primaria è più scoperta dal punto di vista farmacologico. Gli sforzi della comunità scientifica internazionale sono diretti verso la formulazione di una terapia valida anche per questa forma di SM.

Negli ultimi anni AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e FISM (Federazione Italiana Sclerosi Multipla) hanno investito 20 milioni di euro nel finanziamento di progetti diretti verso questo scopo. Questo studio clinico, in particolare, è stato sostenuto anche dalle Fondazioni Menotti De Marchi Onlus e Tettamanti e da Cariplo e BMW Italia.