La ricerca sulla sclerosi multipla non prevede solo farmaci: esistono importanti progetti italiani che coinvolgono le cellule staminali.

A fine maggio 2017 all’IRCCS San Raffaele di Milano è stata effettuata la prima infusione di cellule staminali neurali in un paziente affetto da sclerosi multipla progressiva in fase avanzata. Si tratta del primo di 12-24 pazienti arruolati nello studio, che giunge dopo 10 anni di ricerca sulle applicazioni terapeutiche della terapia cellulare nel trattamento di questa malattia. Viene tenuto sotto costante monitoraggio.

Il coordinatore dello studio è il professor Gianvito Martino, direttore scientifico IRCCS e capo dell’unità di ricerca di Neuroimmunologia, mentre l’implementazione del protocollo clinico è stata affidata al professor Giancarlo Comi, primario e direttore dell’Istituto di Neurologia sperimentale.

Le staminali neurali potrebbero essere utili nella lotta contro la sclerosi multipla per due ragioni:

  • sono le cellule progenitrici: possono differenziarsi dando origine a tutti i tipi di cellule nervose (neuroni e cellule gliali, ossia cellule di supporto ai neuroni stessi). La sclerosi multipla danneggia la membrana che riveste i nervi (mielina) e che viene prodotta da un tipo di cellula gliale (oligodendrociti): quindi serve che le staminali neurali si trasformino in oligodendrociti
  • in vivo producono fattori neuroprotettivi che favoriscono lo sviluppo degli oligodendrociti.

Come dichiarato dal professor Martino:

L’Italia è stata fra i primi Paesi al mondo a puntare sulle cellule staminali neurali per il trattamento della sclerosi multipla.

L’obiettivo è duplice: interrompere il processo infiammatorio che attacca e distrugge la mielina e ripararne i danni già inflitti.

La terapia cellulare viene infusa direttamente nel liquido cerebrospinale attraverso una puntura lombare. Da qui le cellule staminali neurali possono raggiungere tutto il sistema nervoso centrale, crescere e proliferare, dando origine ai nuovi oligodendrociti che produrranno la nuova mielina.

L’obiettivo è quello di avere a disposizione sempre più strumenti per trattare in particolare la forma primaria progressiva della sclerosi multipla, più scoperta dal punto di vista farmacologico. Negli ultimi anni AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e FISM (Federazione Italiana Sclerosi Multipla) hanno investito 20 milioni di euro nel finanziamento di progetti diretti verso questo scopo.

(Post aggiornato il 13 febbraio 2018)