Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto frequente, che può essere controllato con i farmaci, ma che richiede contestualmente l’adozione di misure comportamentali.

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo estremamente diffuso, sia nella sua forma sporadica (legata a pasti particolarmente pesanti o a situazioni di tensione e stress), sia in quella cronica.

Si tratta di una condizione patologica in cui il moto del contenuto gastrico non avviene (come previsto dalla fisiologia) dalla bocca verso lo stomaco, ma al contrario (reflusso). L’acido gastrico può risalire in due stati: quello liquido, più facilmente riconoscibile e ricollegabile al problema di partenza da parte del paziente, e quello gassoso, di cui il paziente si accorge meno facilmente.

La sintomatologia è varia e rappresentata da sintomi più o meno direttamente riconducibili al fatto che si tratti di un problema dello stomaco. Nel caso di bruciore e dolore retrosternale e difficoltà di digestione, la relazione è più semplicemente individuabile. Quando si verificano apnee notturne, riniti croniche, raucedine, tosse e mal di gola, il paziente è più portato a pensare che si tratti di un disturbo otorinolaringoiatrico.

Il dolore retrosternale, tuttavia, rappresenta un elemento di ambiguità che talvolta allarma il paziente, spaventato che possa essere la manifestazione dell’infarto. Avete visto “La Guerra dei Roses”? A volte il cinema può aiutare nella diagnosi differenziale…

L’elemento comune sembra essere un difetto morfologico della valvola situata fra esofago (il condotto che porta il cibo dalla gola allo stomaco) e lo stomaco stesso. Quando si danneggia, perdendo tenuta, non può contenere ermeticamente il contenuto gastrico, che risale.

A differenza della parete gastrica, fisiologicamente dotata di sistemi di protezione contro l’erosione indotta dagli acidi (che essa stessa produce), la mucosa esofagea e quella del cavo orale non dispongono di meccanismi di neutralizzazione. Per questa ragione, quando il contenuto dello stomaco refluisce, irrita gli organi che incontra.

Se lo stimolo irritante permane, la mucosa si infiamma: ecco spiegata l’origine dei sintomi. L’infiammazione cronica dell’esofago (esofagite da reflusso) è una condizione che può predisporre all’insorgenza del tumore dell’esofago: per questo la malattia da reflusso va tenuta sotto controllo.

Nei casi particolarmente gravi, il gastroenterologo può decidere per l’intervento chirurgico correttivo del difetto valvolare. Ma normalmente si instaura la terapia farmacologica, anche discontinua e a dosi ridotte rispetto a patologie come l’ulcera gastroduodenale.

I farmaci normalmente prescritti per controllare il fenomeno del reflusso, modulano la produzione di acido da parte dello stomaco. Gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono medicinali piuttosto popolari, in virtù del grande numero di persone che soffre di reflusso e li assume. Sono nella top ten dei farmaci più venduti, sia in Italia che nel mondo. Pantoprazolo, omeprazolo, lansoprazolo e i loro fratelli agiscono inibendo l’attività dei sistemi presenti nella membrana cellulare delle cellule parietali gastriche, che immette ioni idrogeno H+ nel lume dello stomaco, acidificandone il contenuto e favorendo così la digestione.

Di recente, alcuni studi, hanno evidenziato il sospetto di una correlazione fra l’assunzione prolungata di PPI e l’insorgenza di sintomi rari ma gravi, come l’aumento del rischio di frattura, la carenza grave di magnesio e, più di recente, l’insorgenza del tumore dello stomaco. Pur tenendo conto della relativa bassa percentuale con cui queste reazioni avverse compaiono nella popolazione e del fatto che si tratta di una correlazione (ad oggi non è stata individuata una relazione causale), occorre contestualizzare il ragionamento in un framework di grandi numeri. L’abuso di prescrizione, a volte priva di fondamento scientifico, ne ha esteso l’assunzione anche nei casi in cui l’appropriatezza prescrittiva spingerebbe verso altre soluzioni.

Nessun allarmismo ingiustificato, ma è importante che questi farmaci, preziosi per la loro efficacia nel controllare varie manifestazioni patologiche dell’apparato gastroenterico, siano assunti solo in caso di necessità e secondo le modalità specificate dal medico.

Un altro punto che vale la pena di ricordare è che i PPI variano il pH della mucosa gastrica (è quello che sono chiamati a fare, non un effetto collaterale). L’assorbimento dei farmaci che assumiamo per bocca è influenzato dal pH dello stomaco, che può variarne la struttura chimica. Per questa ragione gli inibitori della pompa protonica possono creare interazioni con altri medicinali: sarà il medico a stabilire come gestire la politerapia. Fra i farmaci la cui efficacia può essere ridotta ci sono gli estroprogestinici: se assumete la pillola anticoncezionale e soffrite di reflusso, specificatelo sempre al vostro medico.

A valle della diagnosi di reflusso, la terapia farmacologica non è sufficiente a controllare la sintomatologia. E’ bene assumere comportamenti virtuosi che, da un lato non agiscano stimolando la secrezione acida, e dall’altro prevengano la risalita del contenuto gastrico:

  • Non bevete molto prima a cena e prima di coricarvi: la presenza di grossi volumi liquidi nello stomaco facilita il reflusso una volta che si è distesi a letto
  • Optare per cene leggere che non sottopongano lo stomaco ad un lavoro extra, attivando la secrezione acida più del dovuto
  • Non abusare di caffè, tè, cioccolato, liquirizia, pomodoro, che sono fra i cibi che stimolano maggiormente lo stomaco nella produzione di acidi
  • Fare attenzione all’alcol, che irrita la mucosa dello stomaco
  • Non indossare cinture strette
  • Controllare il peso.