Il 25 novembre a Roma la presentazione in anteprima di Epatite C Zero, web serie che ci racconta di cambiamento, del viaggio verso il nuovo orizzonte della guarigione.

Carissimi amici di WELLNESS4GOOD, a voi che, come me, fate dell’innovazione al servizio della persona il vostro mantra, oggi scrivo di un’iniziativa davvero speciale. Una di quelle occasioni in cui è possibile apprezzare la reale, concreta dimensione umana dei breakthrough della scienza che offre soluzioni e parla un linguaggio diretto a tutti.

Il 25 novembre sarò al Roma Web Fest per raccontarvi, in diretta, la presentazione ufficiale in anteprima di una nuova web serie che racconta non di malattia, ma di persone che soffrono per una malattia. Cosa c’è di più democratico ed inclusivo di una trasmissione che va in onda in rete e trasmette un messaggio di cambiamento e speranza?

Donne e uomini con storie diverse, caratteri ed aspirazioni differenti, che attraversano un percorso di dolore e frustrazione per una malattia priva finora di cure risolutive. Insomma, una produzione che, solo poco tempo fa, avrebbe avuto un finale molto diverso e che oggi, grazie agli straordinari risultati della ricerca e alla loro fruibilità, ci sorprende e ci emoziona.

Sto parlando di epatite C, o meglio, di Epatite C Zero, la web serie che parla il linguaggio della medicina narrativa, entra nella vita dei pazienti, descrive le loro emozioni. Una modalità nuova per riflettere su quanto bisogno ci sia di una terapia personalizzata, modellata sulle esigenze di ogni malato, su un utilizzo più etico ed orientato verso la persona degli eccezionali strumenti che la scienza ci mette a disposizione.

Avete mai pensato a quanta differenza fa il mondo scientifico che osserva la realtà secondo la prospettiva delle persone coinvolte anziché secondo i criteri schematici della malattia? Non credete anche voi che ogni paziente abbia il diritto di essere compreso e curato per quelle che sono le sue personali esigenze?

Se avete risposto sì ad entrambe le domande, allora questa serie fa per voi!

Per ora non vi voglio dire di più… Seguitemi sabato prossimo! Vi svelerò real time chi sono i protagonisti di queste storie toccanti e perché entreranno nel nostro cuore.

Di epatite C WELLNESS4GOOD vi racconta spesso, perché si tratta di una malattia che fa davvero un gran numero di vittime, un problema mondiale, che colpisce globalmente una popolazione vastissima: fra i 130 e i 170 milioni di persone sono sieropositive per il virus HCV, il microorganismo responsabile della malattia. Pensate che ogni anno, nel mondo, più di 350.000 persone muoiono per le conseguenze di questa infezione.

Ci interessa da vicino, perché l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive per epatite C: il 2% della popolazione è entrata in contatto con il virus HCV.

Perché così tante vittime? Cosa succede nel corpo in seguito al contagio?

Quando HCV entra nell’organismo, il sistema immunitario, nel tentativo di neutralizzarlo, dà il via all’infiammazione, dannosa anche per le cellule del fegato, che muoiono e vengono sostituite da cicatrici, aree nelle quali il fegato funziona meno. Via via che le cicatrici aumentano di dimensioni l’attività del fegato si riduce e si instaura una condizione patologica definita cirrosi, che predispone allo sviluppo del tumore. L’epatite C cronica è una delle cause più comuni di tumore al fegato e di trapianto.

In seguito all’infezione acuta da HCV , che si manifesta con disturbi generici, nel 75-85% si ha la cronicizzazione. Per molti anni la malattia non dà segno di sé e la diagnosi viene posta spesso tardivamente rispetto al momento reale dell’infezione, quando la funzionalità epatica è già ridotta in maniera significativa.

Quando il fegato funziona poco, le molecole tossiche derivanti dal metabolismo cellulare si accumulano nell’organismo. La bilirubina colora la pelle di giallo (ittero), l’addome si gonfia di liquidi (ascite), i metaboliti dannosi si accumulano nel cervello causando stato confusionale e coma (encefalopatia epatica), il sangue non defluisce correttamente e causa la comparsa di capillari sulla cute (spiders) e di varici esofagee.

La coinfezione con il virus dell’AIDS (che si verifica nel 20% dei pazienti positivi per HCV) e la sovrapposizione di altre forme di epatite (A o B) accelerano la progressione della malattia.

Il numero dei malati e la gravità, personale e sociale, delle conseguenze della malattia, sono tali da richiedere forti investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. Proprio il fatto che la malattia attraversi un tempo di latenza lungo, aumenta la probabilità che chi è sieropositivo non sappia di esserlo e diffonda il virus. E’ bene, quindi, conoscere quali sono i fattori di rischio.

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L’epatite C si trasmette tramite contatto con sangue infetto. Per questo non condividere aghi, glucometri o accessori personali (rasoi, spazzolini,  forbicine) è una buona regola di prevenzione.

La mamma sieropositiva per HCV può contagiare il figlio durante il parto. La trasmissione sessuale non è frequente ma possibile, mentre è escluso che si possa veicolare l’infezione tramite i baci. L’epatite C non si trasmette bevendo dallo stesso bicchiere o utilizzando le medesime posate.

Con l’adeguato trattamento oggi l’infezione da HCV può essere curata. Il paziente può definirsi “guarito” quando nel suo sangue non è più presente il virus. Lo sviluppo di nuovi farmaci e la sempre maggiore personalizzazione della terapia hanno dato vita ad una vera e propria rivoluzione, che offre nuova speranza ad un numero elevatissimo di persone.

E’ con il desiderio di raccontarvi di cambiamenti e di contaminazioni virtuose fra scienza ed arte e dei benefici che portano alle persone che mi accingo a preparare le valigie. Vi tengo aggiornati, stay tuned!

(Post in collaborazione con MSD Salute)