Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia, racconta a WELLNESS4GOOD dell’iniziativa Epatite C Zero per eradicare l’epatite C. 

Buongiorno Dottoressa Luppi e grazie per l’invito alla presentazione ufficiale di questa iniziativa, per cui le faccio le mie congratulazioni. Parliamo di Epatite C Zero: com’è nato questo progetto e quali sono i suoi obiettivi?

Il progetto nasce dalla necessità di allineare lo sforzo di un’azienda del farmaco che investe in produzione, ricerca ed innovazione, agli obiettivi di sanità pubblica. Nel nostro caso, noi di MSD investiamo il 18% del nostro fatturato (che equivale a 7 miliardi di dollari l’anno) nel cercare terapie innovative per la nostra salute. Ma, pur parlando di sforzi notevoli, l’innovazione tecnologica non è sufficiente. In particolare quando si tratta di virus, quando il tema è rappresentato dalle malattie da essi causate, noi dobbiamo essere in grado di curare. La notizia straordinaria di oggi è che, grazie al Rinascimento scientifico che stiamo vivendo, noi possiamo portare il 99% dei nostri pazienti a guarigione virologica, ossia a liberarsi per sempre della malattia. Tuttavia, questo “per sempre” è relativo, perché fino a che ci saranno nuove opportunità di contagio e nuovi pazienti sieropositivi, non arriveremo mai a mettere un punto alla malattia.

Da qui nasce l’idea del progetto Epatite C Zero. Zero perché vogliamo partire da qui verso l’obiettivo di eliminazione del virus e lo possiamo fare non solo informando sulla disponibilità della cura e portandola al paziente, ma anche veicolando la corretta informazione sui fattori di rischio (in maniera che non ci siano nuovi malati) e sulle recidive della malattia (perché le persone non riacquisiscano il virus). In questo modo abbatteremo progressivamente i livelli della presenza di questo terribile microorganismo.

Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo segnare un punto Zero anche rispetto alle modalità di comunicazione. E quindi abbiamo scelto, insieme all’associazione dei pazienti affetti da epatite C (Epac onlus), insieme alla Fondazione Italiana per la Ricerca in Epatologia (la FIRE, che riunisce gli specialisti di riferimento del settore) di raccontare con un linguaggio universale (il cinema ed i social network parlano una lingua che è comune a tutti noi) delle storie vere. Per fare capire alle persone che anche se ogni paziente è diverso, anche se ha alle spalle una storia individuale che è solo sua, anche se il virus (pur trasmettendosi sempre attraverso il sangue infetto) può essere contratto in tanti modi, per ogni malato esiste la possibilità di guarire e di non reinfettarsi. Conoscendo le possibilità di cura, i pazienti possono guarire. Conoscendo il virus e le sue modalità di trasmissione, le persone possono evitare la malattia o la sua recidiva.

Tutti dobbiamo far parte di questo piano di eradicazione, attraverso partnerships trasparenti, ognuno nel proprio ruolo. Se il nostro obiettivo è quello di portare questo messaggio ai pazienti e, più in generale, a tutti i cittadini, siamo noi a doverci avvicinare a loro. A questo scopo abbiamo scelto la tecnica della narrazione e la cinematografia, che ci hanno consentito di realizzare messaggi brevi, perché uno spettacolo più lungo avrebbe potuto penalizzare parte del pubblico restringendo l’audience. Vogliamo offrire messaggi veloci e fruibili e lo facciamo in un contesto seriale, attraverso una web serie che parla un linguaggio giovanile. Chi di noi non ha un computer, uno smartphone per seguire gli episodi e sentirsi vicino ai personaggi di “Epatite C Zero: un viaggio in 5 tappe”?

L’universalità della comunicazione offerta da questa web serie vuole essere un modo nuovo per fare squadra ed arrivare velocemente ad una soluzione.

 

I lettori di WELLNESS4GOOD sono curiosi di sapere se il progetto Epatite C Zero prevede, oltre alla web serie, altre iniziative. Cosa ci può dire a riguardo?

Vi posso dire che la web serie è la vetrina di un nuovo modo di comunicare ai cittadini, alla popolazione, ai pazienti. Ma c’è di più.

La web serie dà agli spettatori molte informazioni, ma fa sorgere altrettante domande. Ecco allora la web page epatiteczero.it con possibilità di approfondimento sull’argomento rispetto alle proprie personali esigenze di informazione.

Sono previsti anche degli incontri sul territorio a cui sarà possibile partecipare gratuitamente per incontrare gli esperti di epatite C, perché crediamo che la digitalizzazione non debba precludere l’umanizzazione della prevenzione e della cura. Vogliamo far capire alle persone che è sbagliato affidarsi a persone non qualificate. Mi piace, per trasmettere questo concetto, ricorrere ad una metafora. Se a casa mia si dovesse rompere un rubinetto non chiamo l’elettricista e neppure mi metto io ad aggiustarlo, perché non è il mio mestiere: chiamo l’idraulico, la figura professionale che può risolvere il mio problema nella maniera migliore.

Come azienda del farmaco, diamo a tutti la possibilità di fare domande, perché curare tutti significa anche personalizzare la terapia, tenendo conto del diverso stato di salute di ciascun paziente. Molti pazienti sono ad esempio coinfetti con il virus di HIV, altri hanno un danno renale, altri ancora hanno problemi di vario tipo che coinvolgono altri apparati. Questo significa che sia nella comunicazione che nelle fasi della terapia dobbiamo tenere conto della complessità dell’universo “paziente”, e più ancora dell’universo “persona”.

 

Come diceva lei poco fa, MSD investe il 18% del proprio fatturato in ricerca, sviluppo e quindi innovazione. Oggi i punti fondamentali del tema epatite C sono la prevenzione, i fattori di rischio e l’accesso alla terapia. Per arrivare all’eradicazione, infatti, è necessario che tutti i pazienti possano ricevere la terapia. Qual è la strategia attuale di MSD  in merito alla lotta contro HCV?

Innanzitutto, sottolineo che non possiamo arrivare all’eradicazione completa fino a che non sarà scoperto un vaccino, lo strumento di prevenzione più potente che esista. Purtroppo il virus, o meglio, le varie tipologie di virus dell’epatite C, mutano in continuazione e questo ha reso impossibile a tutt’oggi la formulazione di un vaccino efficace. Quello che possiamo fare è proseguire nei progetti di ricerca. Oggi siamo arrivati alla definizione di una terapia ottimale, che guarisce dall’epatite C. Prima di questi nuovi farmaci, una percentuale maggiore di malati arrivava alla fase avanzata della malattia ed erano comuni passaggi dolorosi: la cirrosi, l’epatocarcinoma e anche la morte. Oggi le cure innovative sono in grado di sfilare i pazienti dalla lista d’attesa dei trapianti guarendoli.

Noi siamo un’azienda farmaceutica ed è nel nostro DNA di continuare ad investire in ricerca e sviluppo. Ma continueremo anche a stabilire partnership su tutti i progetti di comunicazione, perché la corretta informazione è uno strumento potentissimo per limitare la circolazione del virus. Dobbiamo sapere come proteggerci da HCV o come non reinfettarci.

Ma non solo. Noi, come MSD, abbiamo investito molto nel terzo punto da lei citato: fare squadra perché anche in Italia tutti i pazienti possano avere accesso alla cura. Anche grazie al lavoro di negoziazione che abbiamo fatto guidati dall’Agenzia regolatoria, AIFA, e con il Ministero della Salute, oggi in Italia abbiamo il piano di eliminazione del virus dell’epatite C più lungimirante rispetto a qualsiasi altro Paese del mondo. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro Servizio Sanitario Nazionale, perché è quello che dà equo accesso alla prevenzione e alla cura a tutti i nostri cittadini, da qualche mese anche per l’epatite C. Grazie a questo piano, abbiamo già i primi straordinari risultati. Il programma, che prevede la guarigione di 80.000 pazienti all’anno, ha già portato alla guarigione più di 100.000 pazienti.

Quello che mi sento di portare a tutti i pazienti italiani è un messaggio forte di speranza, perché le aziende del farmaco, le autorità, le istituzioni, le società scientifiche, le associazioni dei pazienti sono tutte allineate affinché anche in Italia questo obiettivo diventi raggiungibile, affinché questo traguardo diventi una prospettiva per tutti, perché la Salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione e di speranza di vita non ce n’è mai abbastanza.

 

Personalizzazione è la parola chiave per chi si occupa oggi di medicina. Ma l’importanza della personalizzazione si estende anche alla vita professionale e sociale di tutti noi. Qual è il personale valore aggiunto di Nicoletta Luppi al ruolo di Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia?

Io credo che il mio ruolo abbia un duplice aspetto. Innanzitutto, gestisco un’azienda e il mio dovere nei confronti di tutti i dipendenti mi spinge a fare in modo che il nostro ambiente di lavoro sia quello dove tutti vorrebbero lavorare. Vede, noi siamo ispirati da grandi valori. Deve sapere che noi abbiamo 126 anni di storia e abbiamo scoperto 180 molecole innovative che hanno cambiato lo stato di salute delle popolazioni del mondo. Basti pensare al cortisone, alla penicillina, alle prime statine, i primi antiipertensivi. La storia dell’azienda che ho l’orgoglio di rappresentare parte da una dichiarazione rivoluzionaria e straordinaria, fatta da George Merck nel 1950:

La Medicina è per le Persone

Pensi, non si parlava di pazienti, né di cittadini, ma di Persone. Ecco, vede, il concetto di persona è quello che ci anima e ci ispira nel lavoro di tutti i giorni. Io vorrei che tutti, nel nostro ambiente di lavoro, fossero non solo ispirati da questo valore, ma si sentissero orgogliosi ogni giorno di timbrare il cartellino della nostra Azienda, che portassero valore dentro e fuori la nostra organizzazione.

Come rappresentante dell’Azienda, il mio impegno è quello di continuare ad essere portatrice di una partnership chiara e trasparente con tutti: con le istituzioni, con le autorità sanitarie, con le associazioni dei pazienti, con il mondo scientifico, con i cittadini. Sottolineo “con i cittadini”, perché come azienda del farmaco, non parliamo solo ai malati, ma anche alle persone sane che, per continuare ad esserlo, fanno prevenzione. Quando parliamo di vaccini, gli utenti sono cittadini sani, a cui forniamo un passaporto, un’assicurazione di buona salute per tutta la vita. Il mio impegno è quello di lavorare con trasparenza tenendo sempre presente che al centro ci devono essere le Persone.

Penso che i nostri 126 anni di storia siano stati possibili proprio grazie ai nostri valori, a questo messaggio forte di correttezza, di compliance, di fiducia, di trasparenza, di standard elevatissimi. Noi vogliamo essere l’azienda più importante dal punto di vista degli standard di innovazione nella ricerca e nello sviluppo dei farmaci, produzione inclusa. Vogliamo continuare a portare Salute e lo vogliamo fare continuando a stare nel nostro posto, al servizio delle istituzioni, al servizio della classe medica, al servizio dei pazienti. Io, in primis voglio essere un servant leader.

 

Dottoressa Luppi, oggi siamo qui insieme per presentare una web serie. Voi in prima persona, noi a supporto. Lei ama le web serie, ne segue qualcuna?

Sì, certo. Non molte, per via del troppo poco tempo a disposizione, scegliendo di non sottrarne alla famiglia. Tuttavia le web serie sono un motore nuovo per fare comunicazione e per intercettare diverse fasce di età e più generazioni.

Osservo i miei figli. Io sono anche mamma orgogliosa di due ragazzi adolescenti e devo dire che i messaggi veloci ma pregnanti si prestano alla nuova generazione z. Vede, è sbagliato pensare che la brevità della comunicazione penalizzi il contenuto: sta a noi immettere sostanza in ciò che scriviamo. I messaggi brevi hanno il particolare vantaggio di essere l’uno incatenato all’altro e scatenano il desiderio di conoscere gli episodi successivi. Questo nuovo e potente modo di comunicare può trasmettere contenuti importanti.

Non è il mezzo che rende più o meno nobile il contenuto, ma è l’utilizzo di entrambi, di significato e di significante (come avrebbe detto Ferdinand de Saussure) che rende forte e potente la comunicazione. Oggi non possiamo permetterci di trascurare nessun mezzo di comunicazione. Una web serie i cui episodi in pochi minuti mi forniscono informazioni che possono fare la differenza rispetto al mio stato di salute attuale e futuro, diventa uno strumento di cui non posso fare a meno.

 

Continuiamo a seguire il tema dell’informazione. Relativamente ai punti strategici di cui parlavamo poco fa (prevenzione, fattori di rischio e accesso alla terapia) quanto sono realmente informati i cittadini?

Secondo me, molti non sono correttamente informati. Noi facciamo diverse indagini e ricerche di mercato, dalle quali vediamo che spesso si arriva a restituzione di risposte contraddittorie fra di loro.

Cito l’esempio dei vaccini. Alla domanda: “Ti fidi del tuo medico curante?”, le persone mediamente rispondono sì nel 75% dei casi. Tuttavia, se chiediamo alle persone: “Credi che il tuo medico curante possa nasconderti informazioni importanti?”, la percentuale di sì è comunque molto alta.

Questa apparente incoerenza ci fa capire quanto sia importante restituire autorevolezza ai ruoli e il messaggio importante che si può veicolare anche attraverso una web serie è quello di far sì che si capisca che, se si vogliono cercare approfondimenti sul proprio stato di salute o sul proprio percorso di cura e guarigione bisogna necessariamente rivolgersi agli esperti, a professionisti competenti. Nella lotta costante contro le fake news, perchè la scorretta informazione è il migliore alleato della malattia.

(Post in collaborazione con MSD Italia)

(Photo credits: eyecapri.it)