Vi sarà capitato leggendo di elettronica ed innovazione, di sentire parlare di "indossabili", più correttamente citati con il corrispondente termine inglese di "wearables". Sono, in effetti, dispositivi da applicare con modalità differenti sul corpo e che sintetizzano sistemi computerizzati e tecnologie di elettronica sofisticata. Si tratta spesso anche di oggetti di design che svolgono funzioni compatibili con le più recenti innovazioni tecnologiche.

Sono congegni nati dalla più recente delle rivoluzioni. Dopo Internet, quella di Internet of Things (IoT), ossia l'estensione della rete all'universo delle cose, è la scoperta più dirompente. Attraverso questa tecnologia siamo in grado di fare comunicare gli oggetti che ci circondano (elettrodomestici, mobili,…) fra loro. Nell'universo IoT, essi acquisiscono la capacità di dialogare come se fossero collegati attraverso una rete (analoga a quella che, nel web, connette le persone) con la stessa modalità con cui funzionano i telefoni cellulari.

Passeggiando all'interno di un'esposizione di prodotti top level di questo settore, vi può capitare di osservare frigoriferi in grado di accendere il forno per portarlo a temperatura quando l'ora di cena si avvicina. 

Possiamo arredare la nostra cucina con piani di lavoro interattivi, su cui compaiono le nostre ricette preferite, ma anche con fornelli che si accendono automaticamente, consentendoci di replicare in maniera impeccabile i suddetti suggerimenti.

Traslato nel mondo della salute, questo significa che presto avremo flaconi di medicinale che suonano per avvertirci che dobbiamo assumere la dose prestabilita di farmaco. Un bell'incentivo alla compliance…

Internet of Things cambierà radicalmente il nostro modo di vivere: abiteremo in smart homes (dotate di sistemi domotici sofisticati), ci muoveremo in smart cities e riceveremo forniture energetiche attraverso smart grids. I sistemi intelligenti si estenderanno (e lo stanno già facendo) anche alla tecnologia automobilistica: le auto del futuro ormai prossimo saranno self-driving. 

Tutto questo dovrebbe andare anche a favore del risparmio energetico, abbattendo i costi e riducendo le emissioni di anidride carbonica.

Le possibili applicazioni di IoT per quanto riguarda i dispositivi indossabili sono numerose e vantaggiose. A chi pratica sport assiduamente non sarà sfuggita la possibilità di avvalersi di orologi intelligenti, che misurano i percorsi compiuti, rilevano il battito cardiaco, segnalano la posizione nello spazio. Wearables che inviano stimoli energetici durante il fitness e che hanno lo scopo di migliorare la performance sportiva ("neuropriming").

Alla stessa maniera i sistemi che calcolano l'apporto calorico derivante dai cibi che mangiamo sono ormai capillarmente diffusi.

Meno conosciuti i sistemi indossabili facenti capo al settore della digital health, che effettuano procedure diagnostiche, terapeutiche e di monitoraggio dei pazienti.

Dispositivi destinati a pazienti asmatici possono rivelare quando sta sopraggiungendo un attacco o addirittura prevenirlo. Sono composti da due meccanismi separati ma interagenti: un bracciale che rileva il tasso di umidità, di ozono e di allergeni ambientali presenti nell'aria (ossia, i fattori di rischio dell'asma) ed un cerotto da applicare sul torace, che rileva i movimenti, la frequenza respiratoria e cardiaca, la saturazione nel sangue, l'impedenza cutanea ed il sibilo bronchiale dei pazienti. Incluso nel dispositivo, un meccanismo per l'esecuzione della spirometria, che, nell'eventualità di rilevazione di volumi inferiori alla norma, segnala l'anomalia.

Nanoingegneri hanno progettato wearables in grado di rilevare stimoli di tipo sia biochimico che elettrico, che effettuano un elettrocardiogramma e dosano i livelli ematici di lattato, sostanza compatibile (se presente in concentrazioni elevate) con la lisi cellulare che può verificarsi dopo un episodio ischemico o un infarto.

Defibrillatori automatici indossabili sotto ai vestiti di tutti i giorni, forniscono un monitoraggio 24/7 dell'attività cardiaca. Se necessario, possono rilasciare una scarica elettrica per ripristinare il battito cardiaco. In seguito alla rilevazione di irregolarità nel battito, vibrano ed emettono un suono di allarme.

La partnership di successo fra la digital innovation company italo-britannica Qwince e l'azienda di healthcare Cardiocity, ha prodotto risultati interessanti, in particolare per quanto riguarda il coinvolgimento del paziente durante la terapia. Uno di questi è RhythmPad, indossabile da vestiti e in grado di effettuare un elettrocardiogramma in 30 secondi. Un algoritmo presente nel software del sistema analizza la rilevazione e segnala estemporaneamente eventuali anomalie.

Se pensiamo al supporto che può derivare dalla tecnologia IoT per coloro che soffrono di deficit sensoriali, la nostra attenzione viene galvanizzata, fra le altre cose, dai dispositivi di ausilio per ipovedenti. Si tratta di sistemi delle dimensioni di un paio di occhiali, applicabili sulla testa, che includono una telecamera digitale HD e funzionano in modalità wireless lasciando alla persona che li indossa completa libertà di movimento. Osservano la realtà e la descrivono in maniera dettagliata, fornendo tutti gli strumenti per orientarvisi.

Il dolore cronico è una circostanza patologica di notevole impatto negativo sulla vita dei pazienti. Per questo, dispositivi applicabili in corrispondenza della zona da trattare e capaci di ridurlo del 60-65% senza somministrazione di farmaci, sono estremamente interessanti. Questi wearables emettono campi elettromagnetici di bassissima intensità, asimmetricamente oscillanti, che contribuiscono a ripristinare i tessuti danneggiati. Un sottoinsieme di questa categoria è costituito dai dispositivi per il trattamento non farmacologico della nevralgia del trigemino.

Attraverso gli indossabili è anche possibile somministrare farmaci. Pazienti diabetici possono utilizzare wearables per il controllo della glicemia e la conseguente infusione attraverso microaghi di insulina o ipoglicemizzante. Il sistema è stato progettato e sviluppato con il supporto delle nanotecnologie.

Un altro esempio di somministrazione di farmaci con questa modalità è rappresentato dai sistemi transdermici per somministrazione di composti attivi contro emicrania quali il sumatriptan, molecola appartenente alla categoria dei triptani, antagonisti della serotonina. Formulati in idrogel, vengono liberati secondo uno schema che prevede una dose d'attacco e poi il monitoraggio dei livelli ematici di triptano per il dosaggio personalizzato del farmaco. 

Bracciali per la rilevazione dei primi segni di una crisi epilettica, sensori di vario genere per la "mobile health" (mHealth) e molto altro, a comporre un mercato che raggiungerà i 28 miliardi di dollari nel 2022. Nei paesi nord europei lo sviluppo delle tecnologie di digital health è top priority nei programmi politici e sociali. Innanzitutto, per il progressivo innalzamento dell'età media della popolazione, che porterà ad avere un sempre maggiore numero di assistiti anziani, statisticamente più coinvolti dalle patologie croniche e legate all'età.

A fronte di un atteggiamento particolarmente entusiastico da parte degli studiosi e degli utenti, che vedono soddisfatto il loro desiderio di emanciparsi (per quanto possibile) dalla figura del medico, si registra lo scetticismo dei dottori.

Il trasferimento dei poteri al paziente comporterà dei costi che qualcuno dovrà sostenere, ma che saranno certamente inferiori rispetto al risparmi nelle spese connesse alla sanità pubblica. Tuttavia, se è vero che la delocalizzazione di un certo numero (importante) di procedure diagnostiche, terapeutiche e di monitoraggio alleggerisce di fatto le strutture sanitarie pubbliche, è altrettanto verosimile che sia necessario sensibilizzare accuratamente i pazienti sui rischi che il remote monitoring (controllo a distanza) comporta e sull'importanza della corretta comprensione dei meccanismi di impiego e di lettura. Il cambiamento radicale del rapporto fra medico e paziente preoccupa, infatti, anche in termini di sicurezza.

Un altro problema connesso al remote monitoring è quello della gestione dei dati (BigData, in questo caso) nel rispetto della privacy dei pazienti. La questione è al vaglio degli organismi competenti ed al centro delle valutazioni di tutte le parti interessate, tuttavia non è ancora giunta a conclusioni precise o normative di regolazione.