Cefalea non è semplicemente mal di testa, ma molto di più: grazie all’innovazione farmaceutica, tuttavia, abbiamo una risorsa in più per curarla.

Cefalea è un termine generico con cui si indicano tutti i dolori alla testa che si percepiscono al di sopra di una linea immaginaria che unisce l’occhio all’orecchio. Esistono più di 100 tipi diversi di dolore alla testa.

La cefalea comprende, pertanto, una vasta gamma di sfumature di dolore. Nonché episodi con differenti livelli di ricorrenza e durata.

Nei casi più gravi, non è possibile definirla semplicemente come un dolore, perché è molto più di questo.

Può essere un disturbo cronico che si ripercuote pesantemente sulla qualità della vita. Interferisce con gli impegni professionali, con le relazioni sociali, con l’equilibrio psichico dei pazienti.

 

CEFALEA: COME RICONOSCERLA

Una prima classificazione nell’ambito delle cefalee, le differenzia fra:

COSA SIGNIFICA CEFALEA TENSIVA

E’ un sintomo indipendente, non correlato ad alcuna malattia. Le più importanti sono:

  • emicrania: è un dolore pulsante monolaterale, spesso associato a fotofobia (fastidio alla luce), intolleranza ai rumori (fonofobia) ed agli odori (osmofobia), nausea e vomito. L’emicrania è la forma più comune di cefalea disabilitante;
  • cefalea tensiva: è la tipologia di cefalea più diffusa. Il dolore è accompagnato da una sensazione di peso e costrizione nella regione della nuca, che risale ai lati e verso la fronte;
  • cefalea a grappolo: il dolore è localizzato nell’area retrostante l’occhio (regione retro orbitaria) ed è monolaterale. Spesso ha un’intensità tale da resistere all’assunzione dei comuni antidolorifici. Grappolo è il termine con cui si definisce l’attacco.

CEFALEA SECONDARIA

E’ associata ad un’altra patologia, ad esempio una malattia degli occhi oppure un trauma.

Solo nel primo caso, quello della cefalea primaria, è possibile, dunque, usare cefalea e mal di testa come sinonimi.

 

COSA CAUSA LA CEFALEA

Ma entriamo un pochino nei dettagli. Il dolore che avvertiamo quando abbiamo mal di testa può essere causato da:

  • dilatazione dei vasi sanguigni localizzati all’interno o all’esterno del cranio
  • infiammazione dei nervi cranici, che può subentrare ad esempio a causa di una compressione
  • contrazione dei muscoli della testa e del collo
  • infiammazione delle meningi (le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale), come nel caso della meningite.

Nell’ambito delle diverse forme di cefalea, sono presenti uno o più di questi meccanismi patogenetici.

Nel caso della cefalea tensiva, per citare un caso popolare, il dolore parte inizialmente a causa della contrazione della muscolatura cervicale. E successivamente si mantiene e si rinforza perché l’irrigidimento comprime i vasi sanguigni. Dunque il minor afflusso di sangue scatena e potenzia altro dolore.

 

CEFALEA: CAUSE E MECCANISMI

Sappiamo con chi dobbiamo prendercela in caso di cefalea. Più che chi, sarebbe meglio dire cosa. Ecco il responsabile di un grande numero di casi di cefalea.

Il responsabile (non sempre ma quasi) è il CGRP. E, siccome è difficile prendersela con una sigla, peraltro illeggibile, cercherò di spiegare meglio di cosa si tratta. CGRP è la sigla corrispondente a Calcitonine Gene Related Peptide. Un neuro peptide, ossia una proteina (peptide) presente nel sistema nervoso (neuro), correlato al gene della calcitonina.

Spiego, nella sostanza il suo effetto e nella forma il suo nome:

  • in molti casi di cefalea il responsabile del dolore è il CGRP
  • il CGRP è una proteina presente nel sistema nervoso
  • CGRP ha una potente azione vasodilatatrice (la vasodilatazione è una delle condizioni scatenanti la cefalea)
  • le istruzioni per la sintesi del CGRP sono localizzate nello stesso gene che codifica per la calcitonina (un ormone prodotto dalla ghiandola paratiroide): da qui il suo nome
  • il CGRP viene sintetizzato anche nelle fibre terminali del nervo trigemino, una delle strutture più coinvolte nella genesi della cefalea
  • se il trigemino libera CGRP i vasi della testa si dilatano, scatenando la cefalea.

Un altro potente vasodilatatore, il NO: leggi del suo ruolo di messaggero fra cervello e intestino.

 

NEUROSTIMOLAZIONE

Negli ultimi anni molti dei centri cefalea degli istituti di cura specializzati sono stati coinvolti nella sperimentazione di una nuove tecniche di modulazione dell’eccitabilità cerebrale.

Le tipologie di neurostimolazione non invasiva sono:

  1. stimolazione magnetica transcranica (Tms): è una metodica già in uso per il trattamento delle forme gravi di depressione. Non prevede sedazione né anestesia e può essere effettuata in ambulatorio. E’ basata sull’utilizzo di onde magnetiche. Riduce sia la frequenza che la durata degli attacchi di cefalea;
  2. stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS): si basa sull’utilizzo di una micro corrente continua applicata. I primi cicli di terapia devono essere effettuati in ospedale. Ma, se il paziente risponde bene e non manifesta effetti collaterali, può farla a casa propria. E’ infatti possibile comprare online Cefaly, il dispositivo medicale per la stimolazione del nervo trigemino, uno dei più coinvolti nella genesi del mal di testa. Degli speciali cerottini fissano sulla pelle gli elettrodi, che inviano segnali di micro corrente continua. L’apparecchio è indubbiamente hitech, ma il costo è a totale carico del paziente.

La neurostimolazione non provoca dolore, solo una sensazione di pizzicore o formicolio. Tuttavia è raccomandato solo a pazienti che non hanno tratto beneficio dalla terapia farmacologica. E alle donne in gravidanza, che possono assumere i triptani, i farmaci d’elezione per il trattamento della cefalea,  con molte limitazioni.

 

LA FISIOTERAPIA PUO’ AIUTARE

Soprattutto nel caso di cefalea tensiva, le sedute di fisioterapia possono contribuire a sciogliere la muscolatura bloccata. E, di conseguenza, a ridurre gli episodi di dolore.

Un bravo fisioterapista riesce ad individuare i punti dolenti e rigidi, che sono quelli da trattare per ottenere l’effetto desiderato.

Cosa succede se la muscolatura si contrae: leggi l’approfondimento.

 

QUALI FARMACI SI USANO PER LA CEFALEA

Quando l’emicrania è sporadica e non corrisponde al sintomo di una patologia ben definita, è possibile trattarla con gli antidolorifici. Fra i più efficaci paracetamolo, ibuprofene, ketoprofene.

Perché sia efficace, il farmaco deve essere preso al primo segnale di mal di testa.

Quando la cefalea diventa ricorrente, i comuni FANS (i  Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei, fra cui ibuprofene e ketoprofene) non funzionano e il medico può prescrivere i triptani. I triptani sono le molecole d’elezione per il trattamento della cefalea non occasionale. Le molecole più usate sono il sumatriptan, l’almotriptan, il rizatriptan.

Nel 2012 è stato approvato l’utilizzo della tossina botulinica (sì, proprio il botox che si inietta nelle rughe della fronte per ringiovanire i tratti del volto) per la terapia della cefalea. In questo caso, si fa riferimento ad un meccanismo d’azione diverso. La tossina botulinica che si usa in medicina estetica paralizza le fibre muscolari che modulano l’espressione del volto. La conseguenza è che la pelle si spiana.

Nel caso della cefalea, invece, il meccanismo con cui agisce non è ancora stato chiarito del tutto. Si pensa che ostacoli la trasmissione del segnale del dolore nel sistema nervoso centrale.

La tossina, prodotta dal batterio Clostridium botulinum, viene iniettata ogni 3 mesi in particolari punti del volto e della nuca. Con buoni risultati, dal momento che almeno il 70% dei pazienti riferisce un miglioramento. Il trattamento è rimborsato dal SSN.

 

COSA SUCCEDE QUANDO SI ABUSA DEI FARMACI

La ricorrenza degli episodi di mal di testa può spingere ad uno scorretto utilizzo dei farmaci, in particolare ad un abuso.

Assumere 5 o più antinfiammatori (o 10 triptani) al mese è considerato abuso.

Le conseguenze dell’abuso sono:

  • tolleranza: significa che il farmaco perde progressivamente di efficacia e sono necessarie dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto
  • effetti collaterali: l’uso sconsiderato dei farmaci aumenta il rischio di manifestazioni collaterali
  • cronicizzazione: è stato osservato che l’abuso di farmaci porta alla cronicizzazione della cefalea.

 

L’INNOVAZIONE PER LA CEFALEA

Un vaccino per il mal di testa: ne avrete sentito parlare. In realtà non si tratta propriamente di un vaccino, nel senso che non è una terapia immunizzante. Non stimola il corpo a produrre sistemi di difesa contro la cefalea.

La novità arrivata direttamente dal settore dell’innovazione farmaceutica è un farmaco biologico (erenumab). E’ un anticorpo monoclonale diretto contro i sistemi che sintetizzano CGRP, il responsabile della trasmissione del dolore. E’ il primo farmaco di questa categoria approvato (finora solo in USA) per la cefalea.

Abbiamo bisogno di nuovi trattamenti per questa condizione dolorosa e spesso debilitante

ha dichiarato il vice direttore della divisione prodotti neurologici del centro valutazione e ricerca sui farmaci di FDA.

In Italia il farmaco arriverà nel 2019.

Erenumab si somministra con un’autoiniezione sottocutanea da praticare una volta al mese. Il trattamento dura 3 mesi, che possono diventare 6 (o più) in caso di forme di cefalee severe.

 

DA UNO ZUCCHERO L’ALTRA NOVITA’

Non è ancora in prontuario, ma una pubblicazione comparsa lo scorso anno su Neurological Sciences offre nuove prospettive per il trattamento di un tipo particolare di cefalea.

In alcuni pazienti la cefalea è dovuta all’aumento patologico della pressione del liquor cefalorachidiano. Cervello e midollo spinale sono completamente immersi in questo liquido, che svolge le funzioni fondamentali di:

  • ammortizzare le sollecitazioni meccaniche cui sono sottoposti, che ne danneggerebbero la delicata struttura;
  • rappresentare per essi ciò che sangue e linfa sono per gli altri organi. Ossia agire come fattore omeostatico, di regolazione.

Quando, per diverse ragioni, il volume di liquor aumenta, si crea una condizione di ipertensione intracranica. Il sintomo principale è il dolore di testa.

In questi casi, come testimonia lo studio, può essere efficace la somministrazione di uno zucchero, il mannitolo. Non è una sostanza nuova in farmacologia: viene già usato per altre malattie. Ad esempio, rientra nella categoria dei diuretici ed è già in uso nella neurofarmacologia in caso di edema cerebrale.

Il mannitolo è uno zucchero osmotico: questo significa che provoca la fuoriuscita di liquidi dalle cellule. Un po’ quello che avviene quando mettiamo il sale sulle verdure: perdono consistenza, perché le cellule, impoverite di acqua, perdono turgore.

L’utilizzo del mannitolo per la terapia dell’emicrania da ipertensione intracranica richiede, tuttavia, altri studi.