In un’epoca di star dedite alle discipline alternative, Jerry Lewis è stato l’esempio di un genio creativo virtuoso anche nel sostegno della scienza.

La notizia della morte di Jerry Lewis mi è arrivata mentre sorseggiavo il caffè del mattino alle prese con la consueta rassegna stampa.

Devo ammettere che, come milioni di altri spettatori delle divertenti pellicole di cui è stato interprete, il mio primo pensiero è andato alle risate fatte da bambina di fronte alle peripezie cinematografiche del duo che componeva con Dean Martin.

A distanza di pochi secondi, il secondo riferimento (automatico) è stato al suo appassionato impegno nella lotta alla distrofia muscolare, la terribile malattia che gli aveva strappato il figlio ancora ragazzo.

Distrofia muscolare è un termine usato per definire un gruppo di malattie genetiche che provocano un progressivo indebolimento del tono muscolare.

In un’epoca ancora molto lontana dalle strutturate charities di oggi, Jerry Lewis è stato il primo ad individuare nel crowdfunding uno strumento per fare fronte alle ingenti esigenze economiche della ricerca medica. Parliamo del 1949.

La sua è stata un’attività costante e articolata, che lo ha portato, nel 1977, fino alla candidatura al premio Nobel per la pace. Jerry Lewis è l’inventore dei telethon, termine che deriva dalla contrazione dell’espressione television marathon. Il programma televisivo The Jerry Lewis MDA Labour Day Telethon raccoglieva fondi per la lotta alla distrofia muscolare ed è stato da lui stesso fondato e presentato, dal 1966. MDA è l’acronimo di Muscular Distrophy Association, la fondazione per la raccolta fondi a favore della ricerca sulla distrofia muscolare.

E non è stata questa l’unica modalità attraverso la quale Jerry Lewis ha dato una grossa mano al progresso scientifico.

Ai microfoni di Larry King, nel 2002, raccontò di combattere quotidianamente una battaglia contro il dolore cronico, da quasi quarant’anni, a causa di una brutta caduta responsabile di una lesione alla colonna vertebrale. Ha spiegato alle persone cosa significa convivere con un ospite sgradito come il dolore che non passa, che non si attenua, che persiste, giorno dopo giorno e di come lui avesse trovato, grazie all’aiuto degli specialisti che lo seguivano, un sistema per soffrire di meno.

Jerry Lewis è stato un artista di grande talento che ha saputo dare un contributo decisivo alla scienza. Un esempio di come il temperamento estroso può essere un prezioso alleato anche laddove sembrerebbe meno indicato. L’indimenticabile attore ha fatto molto di più che sfruttare la sua popolarità per sensibilizzare il pubblico nei confronti di gravi malattie. Ha compreso l’importanza della divulgazione di informazioni su queste malattie. In un contesto nel quale di molte malattie incutevano tanto terrore da rendere difficile persino una discussione a riguardo, lui ha intuito la potenza della comunicazione, della diffusione di un messaggio che ne rendesse possibile la condivisione. Ha capito che solo così sarebbe stato possibile trovarvi una soluzione, che non poteva originare dal silenzio e dalla paura.

Oggi, in un’epoca di star hollywoodiane dedite alle scienze alternative, che declamano teorie esoteriche incuranti delle conseguenze che i loro farneticanti deliqui possono avere sulle sorti dei loro obnubilati followers, Jerry Lewis appare più che mai come l’esempio di un genio creativo virtuoso, capace di esprimere talento autentico anche nel comprendere la maniera più efficace per aiutare la scienza nel suo difficile percorso di evoluzione.

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