Le circostanze oggi impongono di riflettere sulla nostra idea di salute, azzerando i pregiudizi, dipanando il groviglio delle credenze, resettando la mente perché possa essere lucida.

Sono giorni di grande fermento per la scienza. Le polemiche sui vaccini, sulla propagazione dei casi di morbillo, sull’opportunità di rendere le vaccinazioni obbligatorie.

Non è il momento di schierarsi, anche se, vi confesso, qualche volta è difficile resistere alla necessità di fare chiarezza in maniera più accorata di quanto non consentano i grafici e le statistiche.

Questo post sarà breve. Solo qualche riga per dirvi quello che penso sulla salute.

Penso che la salute sia un bene prezioso, unico.

Che non dobbiamo permettere che sia strumentalizzata.

Che la sua fragilità, quel suo esserci che può repentinamente trasformarsi in un non esserci, imponga interventi rispettosi e misurati, consapevoli del fatto che le ripercussioni possono essere pesanti.

Che la cultura scientifica debba essere promossa e diffusa proprio perché, in momenti come questi, ognuno sia in grado di approvvigionarsi di informazioni alla fonte corretta e capace di ragionarci senza cadere vittima di chi ha come unico scopo la speculazione (di qualunque genere). Questo non significa più studi scientifici, ma più metodo sperimentale nella scuola. I bambini devono cominciare fin da piccoli ad acquisire dimestichezza con i criteri galileiani, perché elaborino una forma mentis più induttiva e, con essa, una maggiore capacità di smascherare i fake.

Che il raggiungimento ed il mantenimento della salute coinvolga tutti noi, in prima persona, direttamente e che quindi non sia opportuno delegare le scelte ad un obbligo di legge (indipendentemente dalla sua efficacia), ma che dobbiamo sentirle una nostra responsabilità.

Che le nostre scelte abbiano conseguenze che ricadono sui nostri figli e sulla comunità, perché la salute è anche un bene pubblico.

Che chiunque si esprima sui temi della salute, manifestando sostegno o ostilità nei confronti dei dati ufficiali e delle soluzioni proposte dalla comunità scientifica, lo faccia aderendo ad un principio di buona fede. Convinto di avere fatto la cosa giusta, per sé, per i propri figli e anche per l’intera società. Tuttavia le migliori intenzioni non implicano necessariamente conclusioni corrette e, di fronte alle evidenze, è dimostrazione di intelligenza ed apertura mentale rivedere le proprie posizioni.

Le circostanze oggi impongono di rivalutare e riconsiderare. In generale, di riflettere. Facendo tabula rasa dei pregiudizi, dipanando il groviglio di false convinzioni e credenze, resettando la mente perché possa essere lucida.