Quando un paziente è locked in perde la capacità di comunicare con il mondo esterno. La tecnologia può venire in aiuto.

Esiste una condizione particolarmente misteriosa e ancora per certi aspetti insondabile chiamata locked in state (o sindrome locked in) che comporta la perdita completa, da parte del paziente, della capacità di comunicare con il mondo esterno. Si verifica a seguito di malattie neurodegenerative (come la Sclerosi Laterale Amiotrofica, SLA) o di paralisi. Le persone nello stato locked in devono essere nutrite artificialmente, ventilate e non possono eseguire alcun movimento, neppure quello degli occhi.
Da decenni si cerca di comprenderne i meccanismi, per trovare una soluzione che possa ripristinare un flusso minimo di informazioni con la realtà circostante.
I primi giorni di Febbraio una pubblicazione su Plos Biology segna il primo passo verso la soluzione dello stato locked in.
L’equipe del professor Niels Birbaumer, dell’Universita di Tubingen, in Germania, ha costruito una cuffia che legge i pensieri (potete osservarla nell’immagine, credits Wyss center – www.wysscenter.ch). Si tratta di un dispositivo che sfrutta la tecnologia a infrarossi attraverso sensori che captano la diversa ossigenazione dei tessuti. Il meccanismo si basa sul fatto che le aree del cervello attive sono maggiormente ossigenate perché più irrorate dalla circolazione sanguigna.

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In passato era già stato tentato un esperimento di questo tipo, che tuttavia funzionava su base neuroelettrica (per intenderci, come se fosse un elettroencefalogramma). Ma il progetto è fallito.
A differenza del sistema EEG, la tecnologia infrarossi ha dato ottimi risultati nello studio effettuato su 4 pazienti affetti da SLA.
Dopo la prima fase, quella della calibrazione, la taratura sulla base delle caratteristiche delle persone coinvolte, il sistema di interfaccia computer-cervello ha permesso di ottenere risposte binarie alle domande poste. Sì, no: pare poco, ma, per coloro che conoscono la locked in syndrome, è un passo da gigante.
Intanto, la cuffia che legge i pensieri ha già fornito informazioni su cosa pensa chi vive in questo stato di chiusura. Sembra che sia simile ad una meditazione profonda, che, forse nel tentativo di ripristinare un equilibrio nella mente, genera una forma di serenità. I pazienti si sono infatti espressi come “felici “, compatibilmente con le infinite difficoltà legate alla malattia.