L’eccesso di zuccheri nel sangue danneggia molti apparati ed è coinvolto nell’insorgenza dell’Alzheimer. La consapevolezza alimentare è una forma importante di prevenzione.

Anche in conseguenza dell’innalzamento dell’età media, la demenza è una delle patologie più diffuse. Nonostante la sua incidenza stia attraversando un trend negativo, legato al fatto che la consapevolezza sul ruolo dello stile di vita nella sua genesi è aumentata, continua a fare grandi numeri. I numerosi e sonori fallimenti della ricerca farmacologica nella direzione dello sviluppo di un farmaco che ne permetta la terapia hanno riecheggiato nelle riviste scientifiche negli ultimi anni.

Nel frattempo la ricerca non ha abbandonato la speranza di comprendere i meccanismi che stanno alla base dell’Alzheimer (per maggiori info leggi qui). Perché si verifica la deposizione della placche di sostanza amiloide? In che modo questa si realizza? Svelare i meccanismi molecolari che portano al deterioramento del tessuto cerebrale aiuterebbe a trovare dei target nuovi per farmaci efficaci.

In generale l’iperglicemia, ossia la concentrazione troppo alta di glucosio nel sangue, è correlata allo sviluppo di patologie cardiovascolari, dell’obesità e di alcuni tipi di tumore.

Da anni è anche noto che il diabete facilita lo sviluppo dell’Alzheimer. Alti livelli di glicemia innescano processi infiammatori che possono portare alla deposizione di placche amiloidi.

I ricercatori della Washington University School of Medicine di Saint Louis hanno verificato che, nei giovani ratti, al raddoppiare della glicemia, aumenta del 20% la deposizione di placche amiloidi. Nei ratti anziani l’aumento è addirittura del 40%. Questi dati, pubblicati in The Journal of Clinical Investigation, depongono abbastanza chiaramente per un ruolo del metabolismo del glucosio nella genesi dell’Alzheimer.

I risultati di un nuovo studio condotto presso l’Università di Bath, in collaborazione con il Wolfson Centre for Age Related Diseases del King’s College di Londra, sono stati di recente pubblicati su Scientific Reports. Questa ricerca ha individuato il tramite molecolare attraverso cui il danno viene perpetrato da parte del glucosio sul tessuto nervoso.

Sappiamo che la concentrazione eccessiva di glucosio nel sangue porta a reazioni chimiche lesive per molti apparati del nostro corpo. Il glucosio in eccesso, infatti, si combina con le proteine ed i grassi presenti nei tessuti e dà luogo ad una reazione chiamata glicazione. Questo fenomeno si verifica anche sull’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue: è per questa ragione che, sospettando il diabete o dovendolo monitorare, il medico ci prescrive il dosaggio dell’emoglobina glicata (o glicosilata). Tutti i composti che hanno subito una glicazione diventano specie altamente reattive, che non vedono l’ora di incontrare proteine o grassi per potervisi legare. Sfortunatamente il risultato di queste reazioni è quasi sempre una sostanza velenosa per il corpo ed il legame che l’ha generata irreversibile, qualcosa di tossico di cui i tessuti non si possono liberare.

Questo è quello che accade in generale. In particolare, però, nel tessuto nervoso, il glucosio in abbondanza glica un enzima chiamato MIF. Un enzima è un catalizzatore biologico specifico: facilita le reazioni biochimiche che avvengono nell’organismo. Nella fattispecie MIF agevola le reazioni coinvolte nel metabolismo del glucosio e nella risposta immunitaria. La glicazione ne modifica la struttura, rendendolo incapace di esercitare la funzione cui è preposto. Questo porta ad una serie di eventi che sfociano nella deposizione delle placche di amiloide.

L’osservazione fondamentale fatta dai ricercatori che hanno preso parte allo studio è che MIF risulta essere modificato già nelle prime fasi dell’Alzheimer.

Tali conclusioni si affiancano a quelle già acquisite in passato che indicano come la consapevolezza nell’alimentazione sia importante nella prevenzione delle malattie neurodegenerative (e non solo): nel caso dell’Alzheimer lo stile di vita è la nostra sola arma, al momento.