La sentenza della Cassazione che dissocia l’autismo dal vaccino antipolio parla un linguaggio di coerenza fra verità scientifica e verità giudiziaria.

Incredibile! Due giorni consecutivi, una sequenza irripetibile di due post che raccontano dei buoni rapporti fra scienza e società!

Sarà l’inizio di un nuovo, timido ma tenace percorso virtuoso, oppure questi eventi sono destinati ad essere fiori nel deserto? Who knows… In ogni caso, godiamocela.

Ieri la Cassazione ha negato l’indennizzo ad una famiglia che sostiene che l’autismo del figlio sia stato causato dalla vaccinazione antipolio Sabin.

Non metto qui in discussione le decisioni della famiglia, che, colpita dalla terribile disgrazia della malattia, ha tutta la mia comprensione nell’essere spinta dal dolore a cercare spiegazioni anche laddove è improbabile trovarne. Questo pezzo si riferisce alle sentenze della Giustizia.

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dei genitori contro la sentenza con cui già la Corte d’Appello di Salerno aveva negato l’indennizzo, stabilendo che non c’è “nesso di causalità fra la vaccinazione subita e la malattia” (come scritto nella consulenza tecnica chiesta dal tribunale).

“Non è al momento ipotizzabile una correlazione tra vaccinazione e malattia”.

Ciò che potrebbe sembrare un’ovvietà, nei tempi che stiamo vivendo non lo è affatto. Ed è anche una piacevole novità sentire pronunciare dalla Cassazione espressioni che abbiano un valore ed un significato scientifico pieni, che non calpestino in un nanosecondo tutto quanto è stato osservato, studiato, teorizzato e verificato da Galileo in poi.

La relazione fra scienza e società vive un momento tanto difficile, che ci appare bizzarro, stupefacente che verità scientifica e verità giudiziaria siano in coerenza fra loro.

E’ del 21 Giugno scorso la pubblicazione della sentenza della Curia Europea riferita ad una richiesta di risarcimento da parte di un malato di Sclerosi Multipla che riteneva che la propria malattia fosse stata causata dalla vaccinazione contro epatite B. La sentenza asseriva come “in mancanza di un consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il medesimo e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti”.

Tradotto nel linguaggio comune: anche in assenza di prove scientifiche, il solo legame temporale fra la vaccinazione e l’insorgenza di un sintomo, è da ritenere da essa causato. La sentenza è particolarmente grave, non solo perché, sostenendo nuove ed originali procedure per attestare la validità dei dati, è in aperto contrasto con il metodo scientifico, ma anche perché afferma che le prove non contano. E’ sufficiente, diciamo così, il sospetto.

Una delle istanze su cui la comunicazione scientifica, e la scienza di per sé, si sono basate per misurarsi nel debunking delle deliranti fake news che imperversano nei media, è stata proprio quella di chiarire che non è possibile correlare in maniera scientificamente valida un sintomo ad una procedura vaccinale solo in base al fatto che si sono verificati in uno stesso intervallo di tempo anche relativamente stretto.

Nessun uomo o donna di scienza, facendolo, immaginava che una Corte di Giustizia potesse prodursi in una sentenza sostenuta da affermazioni tanto antiscientifiche.

In particolare, spiega la Corte, “quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l’esistenza di un nesso di causalità”, è bene considerare modalità diverse da quelle scientifiche per tutelare i pazienti.

Cito nel virgolettato le espressioni precise della Curia Europea, cui potete accedere tramite il link che vi indico qui, per farvi capire come le mie considerazioni non siano illazioni da blogger, ma discendano direttamente dalle parole usate dalla Corte. Allora mi sono domandata con stupore (ma anche con infinita curiosità) quali siano queste modalità alternative, se non il sospetto e le teorie di complotto. Ossia quanto di più medievale (non me ne vogliano gli avi, cui sono particolarmente affezionata) circoli nella nostra epoca.

Non so se dare molto peso a quest’ultima espressione della Giustizia (stavolta ben più inclusiva delle performance scientifiche degli ultimi secoli) possa essere interpretato come un eccesso di entusiasmo per ciò che è ovvio e risaputo. Può darsi. Ma parlarne serve. Serve sempre. Mantenere viva l’attenzione sulle questioni considerate chiuse e tristemente riaperte, ma farlo dalla prospettiva corretta, non può non aiutare. Il problema dei nostri tempi non è la mancanza di informazione (come WELLNESS4GOOD sostiene da tempo, ecco il link al quale potete verificare), ma la cattiva informazione. Notizie vere che, analizzate da un punto di vista artefatto, vengono storpiate, piegate alle necessità del momento.

Anche il lettore più attento può essere ingannato dai filtri dell’informazione. Questa volta il fatto è talmente inoppugnabile che anche i più abili tentativi di deformazione sono destinati al fallimento. Giustizia e Scienza convergono. Che bello! Godiamocela.