L’Istituto Superiore di Sanità presenta i risultati di uno studio sull’inquinamento a Taranto, importante perché basato non su indagini statistiche ma su dati sperimentali ottenuti su matrice biologica.

Presentate dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità le conclusioni degli “Studi di biomonitoraggio e tossicità degli inquinanti presenti nel territorio di Taranto”. Un lavoro di 238 pagine, risultato della collaborazione fra ISS e ASL di Taranto, Ares Puglia, Arpa Puglia, Università degli Studi di Brescia, Regione Emilia Romagna e Azienda Provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento.

Dai dati presi in considerazione emerge che “gli inquinanti genotossici aerodispersi analizzatipresentano per Tarantoun carico non superiore a quello di Roma, almeno relativamente alle aree coperte dalle stazioni di campionamento”.

A rendere particolarmente significativo lo studio il fatto che si tratti di un biomonitoraggio, ovvero di una misura diretta del contaminante presente nell’organismo, espressione di tutte le fonti di contaminazione e di tutte le vie di esposizione reale. Si tratta di un parametro che può aiutare nell’interpretazione dei dati sulle ripercussioni che la situazione ambientale ha sulla salute. Come affermato dal presidente di ISS Walter Ricciardiquesto è uno studio importante basato non su indagini statistiche ma su dati sperimentali, ottenuti su una matrice biologica”.

Lo studio dell’esposizione di gruppi di popolazione residente in aree della città di Taranto prossime allo stabilimento Ilva a confronto con aree non impattate dalle emissioni dell’Ilva stessa ha avuto come scopo la valutazione del “possibile impatto sulla salute riproduttiva femminile e su funzioni cognitive in popolazioni pediatriche in considerazione della molteplicità di inquinanti rilevati a Taranto”.

I campionamenti relativi al monitoraggio, durato due anni, hanno quindi riguardato, per il primo punto, 60-80 donne con diagnosi certa di endometriosi e altre 60-80 che si sono sottoposte a laparoscopia per motivi sanitari, e dall’altro, 299 bambini in età scolare, dai 6 agli 11 anni. Sono state individuate tre zone della città in funzione della distanza in linea d’aria dalla fonte. Ed è stata successivamente effettuata una comparazione fra Taranto e Roma.

Questi ultimi, per la fase di sviluppo che attraversano, sono, di fatto, soggetti più sensibili agli effetti dell’esposizione, anche a basse dosi. I ragazzini sono stati sottoposti a test neuropsicologici e analisi di laboratorio.

Per quanto riguarda l’impatto degli inquinanti ambientali sulla salute riproduttiva femminile le concentrazioni, specifica il lavoro, “sono in linea con i valori osservati in un recente studio su gruppi di donne della popolazione generale italiana con caratteristiche confrontabili a quelle del presente studio”.

Per quanto riguarda i bambini presi in esame dal punto di vista delle funzioni cognitive e comportamentali “il 15% di potenziali diagnosi cliniche osservato nel campione esaminato, basato per definizione su soggetti supposti sani, indica l’opportunità di ulteriori approfondimenti diagnostici ed epidemiologici. Lo studio precisa che si sta parlando di patologie quali i disturbi dello spettro autistico, ADHD, disturbi dell’apprendimento e del comportamento, che, a livello mondiale, interessano comunque il 10-15% delle nascite. Tuttavia “i disturbi osservati sono maggiormente evidenti nelle aree in prossimità delle emissioni industriali considerate e funzione inversa rispetto alla distanza dalle sorgenti, calcolata in riferimento ai camini di emissione dell’Ilva, nelle cui adiacenze insistono anche una raffineria ed un cementificio”.

Lo studio non può essere considerato conclusivo, per i limiti temporali entro i quali è stato condotto, ma unicamente rappresentativo del periodo nel quale la situazione è stata monitorata.

Molto critico rimane l’atteggiamento del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che chiede un particolare sostegno “con un intervento speciale di natura economica, ma anche normativa, che ci consenta di fronteggiare con maggiori disponibilità di forze una mitragliatrice che spara sulla folla. Ecco, questo è stata l’Ilva in questi anni”. Le recriminazioni di Emiliano riguardano i 50 milioni destinati al rafforzamento della Sanità tarantina, il cui stanziamento inizialmente previsto non è stato confermato.