FDA ha approvato ocrelizumab, il primo farmaco per la forma più debilitante di Sclerosi Multipla. 

La notizia che FDA (l’Agenzia del Farmaco Statunitense) ha approvato ocrelizumab per la terapia della Sclerosi Multipla primariamente progressiva (SM-PP) non ci ha colti di sorpresa (vi indico qui il link all’annuncio ufficiale). L’approvazione era già attesa per fine dicembre, ma poi FDA l’aveva fatta slittare a marzo. La molecola verrà commercializzata dal colosso (si dice così, in questi casi) californiano del biotech Genentech (a sua volta posseduto per poco meno del 50% da un altro Big dell’industria farmaceutica, il gruppo Roche) con il nome di Ocrevus®. Si tratta della prima terapia approvata per questa forma altamente debilitante della malattia. In USA sarà disponibile per i pazienti entro due settimane. In Italia sono previsti tempi più lunghi. Siamo in attesa della delibera dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA); dopo il via libera, la questione passerà all’esame di AIFA e poi alle Regioni.

Ad ocrelizumab è stato riconosciuto lo status di breakthrough therapy (terapia fortemente innovativa), che ha accelerato le procedure regolatorie, portando i tempi per l’approvazione dai 10 mesi standard a 6. Il farmaco costerà 65.000$ per il trattamento che prevede due infusioni l’anno.

E’ il coronamento di molte carriere di professionisti che hanno lavorato tutta la vita nel tentativo di dare una risposta ai tanti pazienti sofferenti e senza speranza, senza una medicina, nessun apparente progresso nella ricerca. Medici come Stephen Hauser, che ricorda come, quarant’anni fa, la sua attività di neurologo cominciò con il caso di una giovane donna colpita da SM-PP in forma particolarmente aggressiva, che la lasciò incapace di parlare, inghiottire e respirare in brevissimo tempo. Hauser ricorda la frustrazione di non disporre un farmaco che potesse darle sollievo, rallentare la progressione del suo male, aiutarla in qualsiasi modo. L’esperienza lo segnò tanto da orientare la sua carriera, di lì in poi dedicata esclusivamente alla ricerca sulla SM (qui spiego cos’è la SM). Coinvolto in questa sperimentazione, Hauser non ha accettato compensi da parte delle industrie farmaceutiche che hanno finanziato la ricerca, ad eccezione del rimborso delle spese di viaggio per i numerosi spostamenti necessari per portare a termine gli studi. Negli anni numerosi organizzazioni filantropiche hanno finanziato la ricerca del suo laboratorio.

Già lo scorso autunno il congresso ECTRIMS tenutosi a Londra aveva illustrato i dati provenienti dai trials clinici. Ora Genentech è in attesa dell’approvazione di Ocrevus® anche per la Sclerosi Multipla recidivante remittente (SM-RR). La sperimentazione ha evidenziato il miglioramento del controllo dei segni clinici della malattia, dimostrando la netta riduzione nella progressione della disabilità fisica e del numero di lesioni nel tessuto nervoso evidenziabili alla risonanza magnetica. Gli studi a riguardo sono stati pubblicizzati, acquisendo progressivamente notorietà. OPERA I e OPERA II sono stati condotti su scala mondiale per valutare sicurezza ed efficacia di ocrelizumab rispetto ad Interferone beta-1a (la terapia tradizionale) nella SM-RR (qui il link alla pubblicazione) e nella SM secondariamente progressiva con recidive. Lo studio ORATORIO ha invece valutato ocrelizumab rispetto al placebo in pazienti affetti da SM-PP (qui vi aggiungo il link all’articolo di NEJM). Gli eventi avversi sono stati per lo più limitati a reazioni all’infusione ed infezioni, da medie a moderate.

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale. Praticamente tutte le molecole il cui nome termina con –ab lo sono: la desinenza è legata al vocabolo inglese antibody (anticorpo). Gli anticorpi sono armi dirette contro bersagli proteici (antigeni) che normalmente appartengono ad organismi estranei (per esempio batteri) contro cui il corpo scatena il sistema immunitario allo scopo di difendersi. Gli antigeni sono a loro volta formati da bersagli più piccoli (epitopi). Gli anticorpi monoclonali si legano in maniera specifica ad un preciso epitopo e per questo possono essere sfruttati per progettare trattamenti mirati. In questo caso, ocrelizumab è diretto contro un particolare tipo di linfociti B (chiamati CD20+, dal nome dell’epitopo) coinvolti nella genesi della SM. In questo modo il sistema immunitario non viene colpito nel suo complesso, ma solo nelle cellule coinvolte, e si limitano gli effetti collaterali pesanti che ne potrebbero derivare. L’obiettivo è disattivare solo le reazioni patologiche dell’immunità, lasciando integra la possibilità del corpo di rispondere alle infezioni.

Il secondo motivo per cui ORATORIO è fondamentale è quello di aver svelato il coinvolgimento delle cellule B nella malattia: fino a quel momento la medicina riteneva che gli unici ad avervi un ruolo fossero i linfociti T. Per farvi un’idea (molto, ma molto generale) della differenza fra linfociti B e T, sappiate che i primi ci difendono producendo anticorpi, mentre i secondi rilasciando sostanze che eliminano gli agenti estranei. In che maniera i linfociti B partecipino attivamente al meccanismo patogenetico di SM è ancora da chiarire. Di certo si sa che queste cellule costituiscono un ottimo serbatoio per lo sviluppo del virus di Epstein Barr (EBV, responsabile della mononucleosi e appartenente alla famiglia degli Herpes virus), che si pensa possa innescare la reazione autoimmunitaria che dà inizio alla SM. Succederebbe questo: nel tentativo di debellare EBV il sistema immunitario confonderebbe i bersagli scambiando la mielina (la guaina che riveste i nervi, lo spiego qui) per il virus, distruggendola. Quindi, questa è l’ipotesi: eliminare il reservoir del virus (i linfociti B) potrebbe significare impedire l’attivazione di una risposta autoimmune.