La medicina di precisione consente al paziente di assumere meno farmaci (al limite nessuno) e più corretti per la sua situazione clinica.

Non a caso si chiama medicina di precisione. E’ mirata, va incontro ad uno degli obiettivi principali dell’oncologia, quella di selezionare accuratamente il bersaglio, tutelando l’organismo del malato.

Il tumore è una malattia estremamente eterogenea, che si sviluppa e produce conseguenze in maniera diversificata. Per questo è così importante poter agire in maniera personalizzata su ogni singolo paziente e su ogni singola tipologia di cancro.

E’ quindi giustificato il grande interesse nei confronti della medicina di precisione, che offre la possibilità di trattare in maniera opportuna ogni singola forma tumorale di ogni singolo paziente. Portando al limite questo approccio, la gamma delle scelte terapeutiche si amplia, arricchendosi della possibilità di non trattare. Capita, infatti, che alcuni pazienti richiedano la somministrazione di farmaci che per altri, in condizioni macroscopicamente simili, sono del tutto superflui.

L’Università della California ha messo a punto un sistema diagnostico (MammaPrint) che dovrebbe consentire di stabilire quali donne hanno realmente bisogno di sottoporsi a cicli di chemioterapia dopo l’asportazione chirurgica del tumore al seno. In sostanza, il test analizza materiale genetico proveniente da sangue o saliva della paziente (quindi non è invasivo) per stabilire qual è il suo reale, personale livello di rischio.

La chemioterapia, pur essendo senza dubbio meno tossica e più selettiva oggi rispetto al passato, comporta comunque conseguenze pesanti. Viene somministrata alle pazienti dopo la chirurgia allo scopo di minimizzare il rischio di recidive e di metastasi. Evitare che pazienti che hanno un basso rischio di ricomparsa del cancro vi si debbano sottoporre, è un ulteriore passo avanti verso cure più rispettose della persona.

Al di là di questo test, la cui validità necessita del supporto di ulteriori prove scientifiche, la direzione in cui i ricercatori stanno lavorando è chiara: quella di rendere il tumore sempre più curabile (se non guaribile) secondo logiche sempre più orientate al paziente e alla sua situazione clinica. La genetica è l’insostituibile partner di cui oggi l’oncologia beneficia: attraverso l’analisi del DNA tumorale e delle caratteristiche genetiche del paziente, è possibile (e lo sarà sempre di più) studiare i suoi eventuali polimorfismi. Ognuno di noi ha delle varianti al DNA rispetto alla maggiorparte della popolazione (i polimorfismi, appunto) e queste possono influenzare in maniera significativa l’efficacia dei farmaci.

La medicina di precisione contribuirà ad un processo in atto da tempo in medicina, quello di rendere la somministrazione dei farmaci sempre più motivata da prove scientifiche a supporto, riducendo l’impatto delleccesso di prescrizione e definendo piani terapeutici più efficienti.

Il paziente assume meno farmaci, ma, soprattutto, assume quelli corretti per la sua situazione clinica.

(Post aggiornato il 13 febbraio 2018)