I rischi connessi alla diffusione dell’intelligenza artificiale spaventano, ma il progresso non può essere rallentato, solo normalizzato.

In occasione del recente World Economic Forum di Davos, il mondo è stato stimolato a interrogarsi e confrontarsi sul tema del quadro economico globale, con particolare riferimento alla diffusione dell’intelligenza artificiale.
Quest’anno, ad arricchire la rosa dei partecipanti, un ospite imprevisto. Non esattamente uno sconosciuto: il Papa.
Il Pontefice, reduce da un viaggio impegnativo in Sud America, è intervenuto con una lettera aperta indirizzata al parterre di personalità convenute, per richiamare l’attenzione sulle sfide della moderna tecnologia.
Ora, la Chiesa Cattolica non è esattamente un ente sostenitore della ricerca scientifica o del progresso tecnologico. Ma, negli ultimi anni, forse allarmata dal trend oscurantistico dilagante, ha preso posizioni sorprendenti sulle questioni scientifiche più dibattute.

Ha richiamato l’attenzione sull’importanza dei vaccini e sui meriti che hanno avuto nel migliorare gli standard di vita dell’uomo. Ha invitato i fedeli a riconoscere il ruolo della Scienza nella società. Va da se’ che una società che necessita di motivazione per comprendere il valore del progresso scientifico, qualche problema ce l’ha… Ma questi sono i tempi in cui ci è dato vivere.

Di fatto, Papa Francesco, pur essendo il più alto rappresentante di un’istituzione tradizionalmente propensa ad attribuire maggiore rilievo alla componente che è al di fuori del controllo umano, esorta l’uomo a metterci del suo (possibilmente in positivo). 

Lo fa, con le sue modalità, anche per quanto riguarda la tecnologia, in un presente dominato dal digitale e in vista di un futuro in cui l’intelligenza artificiale la farà da padrona. Non un solenne ma timoroso vade retro, Satana, ma un’accoglienza mediata. Non dimentichiamo mai qual è il nostro scopo ultimo, il bene dell’uomo.

È una responsabilità di tutti creare le giuste condizioni per vivere con dignità.

Papa Francesco

Qui andiamo oltre il tema del dual use, tema scottante anche alla luce dei diffusi focolai di guerra “tiepida” e pronta a surriscaldarsi. Parliamo di lavoro, di occupazione. Una delle sfide più impegnative è quella di non permettere che i robot sottraggano agli uomini la loro fonte di sostentamento, sostituendoli nei cicli produttivi.
Un’altra , quella di non consentire loro di rimpiazzare il talento umano nel contesto di una sala operatoria, ma di esprimere valore aggiunto affiancando il chirurgo e arrivando (in precisione) dove il suo occhio e la sua mano non arrivano.
Sfide e strumenti offerti dal progresso tecnologico ci entusiasmano e coinvolgono. Nessun freno, per carità, sarebbe inverosimile bloccare il naturale incedere del progresso. Ma una sana, equilibrata normalizzazione.

(Post aggiornato il 12 febbraio 2018)