I rischi connessi alla diffusione dell’intelligenza artificiale spaventano, ma il progresso non può essere rallentato, solo normalizzato.

La diffusione dell’intelligenza artificiale stimola il mondo intero, utenti, produttori, programmatori e semplici spettatori a interrogarsi e confrontarsi sui temi etici ed economici connessi al fenomeno.
Non si tratta di argomenti marginali, ma delle sfide principali della moderna tecnologia.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: GESTIAMOLA O CI GESTIRA’ LEI

In un mondo sempre più proiettato verso il futuro, attratto dal digitale e dalle infinite opportunità che apre, ma paradossalmente chiuso nei confronti del progresso scientifico e ostile alla medicina ufficiale, non è superfluo domandarsi come sia giusto gestire, non solo l’introduzione delle nuove tecnologie nella vita quotidiana, ma anche la comunicazione in tal senso. A questo proposito, per esempio, come creare engagement nell’utente e, di pari passo, come responsabilizzarlo nei confronti di strumenti multipotenti.

In un presente dominato dal digitale e in vista di un futuro in cui l’intelligenza artificiale la farà da padrona, non possiamo liquidare l’argomento proponendo (a scelta) uno schieramento dal lato del timoroso vade retro, Satana, o dal lato esuberante della sottomissione entusiastica.

 

LO SCOPO ULTIMO DELL’INNOVAZIONE

Non dimentichiamo mai che il nostro scopo ultimo è il bene dell’uomo, quando parliamo di progresso della medicina, così come quando discutiamo dell’introduzione dei robot nelle nostre case.

Qui andiamo oltre il tema del dual use, tema scottante anche alla luce dei diffusi focolai di guerra “tiepida” e pronta a surriscaldarsi. Parliamo di robot che combattono a sostegno degli eserciti (o di gruppi terroristici), che sganciano bombe “intelligenti”.

Ma parliamo anche di lavoro, di occupazione. Una delle sfide più impegnative è quella di non permettere che i robot sottraggano agli uomini la loro fonte di sostentamento, sostituendoli nei cicli produttivi.

 

HA UN SENSO FRENARE L’INNOVAZIONE?

Un’altra, quella di non consentire loro di rimpiazzare il talento umano nel contesto di una sala operatoria, ma di esprimere valore aggiunto affiancando il chirurgo e arrivando (in precisione) dove il suo occhio e la sua mano non arrivano.
Sfide e strumenti offerti dal progresso tecnologico ci entusiasmano e coinvolgono. Nessun freno, per carità, sarebbe inverosimile bloccare il naturale incedere del progresso. Ma una sana, equilibrata normalizzazione.

(Post aggiornato il 25 marzo 2018)