Il trasferimento di Ema a Milano è l’occasione perché i cittadini colgano il nesso (che oggi rifiutano) fra scienza e benessere sociale.

A Novembre la UE sceglierà, a valle di Brexit, la nuova sede dell’Agenzia Europea del farmaco (Ema).

Governo, Regione Lombardia e Comune di Milano ieri erano presenti a Palazzo Pirelli, sede che Milano ha proposto per l’insediamento, uniti e corali, attraverso i loro più alti rappresentanti.

Questa comunione d’intenti è stata, fin dagli albori della vertenza Ema, uno degli aspetti più entusiasmanti e probabilmente il valore aggiunto che ha fatto sì che la questione fosse gestita con il massimo impegno e la necessaria sensibilità politica. Ieri si è anche potuto apprezzare il Presidente Gentiloni, solitamente felpato anche nelle dichiarazioni sentite, assumere una posizione netta, in maniera decisa ed accorata:

“Non giochiamo per partecipare, ce la giochiamo per vincere e abbiamo le condizioni per farlo. Vogliamo fortissimamente l’Ema in questo magnifico edificio”.

Una sistemazione (e che sistemazione!) subito disponibile, per l’Agenzia del Farmaco, senza soluzioni di continuità. Certamente uno dei punti a favore della nostra candidatura, argomento che WELLNESS4GOOD ha seguito con interesse e passione nel tempo.

Parole che uniscono, che tracciano ponti e costruiscono alleanze, sinergie vincenti. Altro che semplice networking, questo è sopraffino spirito di vera collaborazione. Nella vertenza Ema a Milano non si è sentita una sola voce stridente, una parola fuori dal coro. Tutti insieme verso un obiettivo strategicamente fondamentale.

Il dossier è pronto, lo stesso Gentiloni lo definisce “molto competitivo” e verrà consegnato il 31 Luglio per le valutazioni. Tutte le parti in causa, dal Sindaco Sala, al presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, al consigliere del Governo Enzo Moavero Milanesi, fino al Presidente del Consiglio Gentiloni, assicurano il loro impegno, nessun riferimento alle lotte da schieramento cui la politica ci ha abituati. Solo tensione verso il supremo obiettivo.

La scienza che lega, che diventa matrice comune, che costringe la politica a farsi piccola (ma, in ultima analisi più grande), a mettere da parte le proprie ragioni per il bene del Paese. Che bello vederla così, dopo mesi trascorsi a inghiottire bocconi amari, fra populismi antiscientifici e insensate dichiarazioni prive di fondamento. Dopo avere assistito ad una discussione in Senato (mi riferisco ovviamente al Decreto sull’obbligo vaccinale) che somigliava più ad una grottesca rappresentazione tribale che non ad una seria analisi politica. Che bello, ora, respirare questa boccata d’aria fresca.

I cittadini devono capire che la scienza non è una disciplina asettica, fuori dal mondo reale, priva di implicazioni di ricavo economico. Non è uno sterile codice linguistico, peraltro abbastanza noioso (visto così) anche per gli addetti ai lavori, usato come criptico linguaggio per comunicare fra pochi eletti.

La scienza, oggi più che mai, è uno strumento di sviluppo, di crescita, anche e soprattutto economica. In accordo con i principi base dell’economia, richiede programmazione e valutazione attenta ed intelligente degli investimenti. Comporta spostamenti di (grandi) capitali e trascina con sé fattori di rischio piuttosto importanti, determinanti ai fini decisionali. Nel rispetto dei chiari vincoli etici, può accrescere il benessere (economico, sociale e fisico) sia collettivo che individuale in maniera significativa. Non attraverso la bieca strumentalizzazione (naturalmente destinata al fallimento), ma tramite percorsi di valorizzazione e finalizzazione, di ottimizzazione e industrializzazione.

Ema a Milano è una partita, per usare la metafora dello stesso Presidente Gentiloni, che si gioca anche e soprattutto su questi interessi. Gli interessi della produzione farmaceutica (il cui primato l’Italia vuole contendere alla Germania), la visibilità sul piano internazionale. E noi sostenitori della scienza possiamo solo esserne soddisfatti. Solo osservando la connessione stretta che esiste fra scienza ed economia, fra laboratori di ricerca e vita quotidiana i cittadini possono finalmente capire quanto essa impatti sulla nostra realtà e quanto abbiamo bisogno del suo contributo per rendere il mondo moderno competitivo e sostenibile.

Il trasferimento di Ema a Milano potrebbe essere l’occasione buona perché le persone colgano tutti questi nessi e accolgano nella loro dimensione di comuni cittadini le istanze che oggi rifiutano.

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