Quali sono i meccanismi macroscopici del problem solving? Razionalità e logica ci permettono di risolvere anche i piccoli problemi del quotidiano.

Chiunque segua, anche saltuariamente, il mio blog ha compreso quanto io abbia fatto del metodo scientifico un mio riferimento preciso. Mai avrei dubitato di questa prodigiosa stella polare, che ci indica il percorso della ragione e ci tiene lontani dalle credenze e dalle superstizioni. Mai prima d’ora. Il fatto è che certe volte anche le convinzioni più incrollabili cedono sotto i colpi degli eventi. Nulla di grave: un banale contrattempo che tuttavia mi ha fatto riflettere sui motivi per cui la nostra mente passa dall’approccio scientifico a quello delle credenze.

Il fatto è il blackout intermittente che ha colpito per circa due settimane il mio appartamento e che si è risolto qualche giorno fa. La “buona” (se così si può definire) notizia è che la corrente se ne andava per periodi di tempo limitati. La “cattiva” è che scompariva proprio nelle aree della casa dove ce n’era più bisogno (il circuito elettrico è compartimentalizzato in tre sezioni). Di tanto in tanto, ad orari variabili e ovviamente senza preavviso, saltava l’energia elettrica che alimenta il frigorifero, i congelatori e altri elettrodomestici essenziali.

Ovviamente abbiamo consultato diversi elettricisti, i quali, non trovando nulla che non andasse, ripristinavano il passaggio della corrente, richiudevano gli sportelli delle ispezioni del circuito elettrico nelle pareti domestiche e se ne andavano scuotendo la testa e lasciandoci increduli.

All’inizio la ragione mi ha imposto di ricostruire uno schema grossolano dell’impianto, in maniera da avere qualcosa su cui ragionare a tavolino. Ricostruiamo il processo, lo analizziamo e troviamo l’errore. Nèbia, si dice a Milano. Un fallimento, nel resto d’Italia. La complessità dell’impianto e l’approccio empirico dei tecnici mi hanno convinta che il guasto si sarebbe potuto individuare più velocemente procedendo in maniera meno macchinosa.

Intanto il problema continuava a ripresentarsi. Da qualche parte doveva esserci un filo scoperto, un malfunzionamento. La ragione mi diceva che, prima o poi, la criticità sarebbe emersa. Ma la rabbia e la frustrazione per l’incapacità di trovarla cominciavano a prendere il sopravvento. Con il passare dei giorni cresceva la rassegnazione e con essa la convinzione che ci doveva essere una componente in gioco impossibile da controllare su base scientifica. Qualcosa tipo una corrente misteriosa, un’entità inspiegabile razionalmente.

Dopo quindici giorni di luce che va e viene e forni ormai in disuso, un paio di giorni fa la soluzione. La tranquillità di chi ha già perso tutto quello che c’era nel frigorifero e nel congelatore ed un tecnico più abile hanno cambiato l’approccio: agire in maniera razionale e secondo logiche rigorose ci ha permesso di risolvere il problema. In un paio d’ore abbiamo stanato il baco: l’alimentatore di un computer, evidentemente danneggiato, provocava la dissipazione che facevano saltare il salvavita. Quel piccolo, apparentemente innocuo scatolino nero cui mai avrei potuto pensare aveva causato due settimane di interruzioni a singhiozzo dell’energia elettrica.

First world problems, direte voi. Vero. Ma mi ha fatto riflettere sui meccanismi macroscopici che si attivano nel nostro cervello durante il problem solving. Se dal primo minuto non investiamo grande energia, tempo e razionalità rischia di diventare un problema “senza” soluzione. Agire in maniera razionale e secondo logiche rigorose ci ha permesso di risolvere il problema. Non esistono problemi senza soluzioni, ma soluzioni che, per diverse ragioni, non si riescono a trovare.