Il dibattito sui vaccini raccoglie e amplifica rabbia e frustrazione collettive, a cui la comunicazione della scienza ha aperto una breccia.

L’intensificarsi del dibattito attorno ai temi della scienza e della salute pubblica, ha portato all’inasprimento dei toni. Curioso osservare la facilità con cui gli animi si surriscaldano. A tratti pare di sentire intorno un certo clima da…assemblea condominiale. In effetti, il riferimento non è casuale. E’ stato in occasioni apparentemente innocue come le tranquille riunioni fra vicini di casa che, prima di avere a disposizione i social network, si scatenavano le peggiori guerre. Battaglie all’ultimo voto che, nate come verbali, si tramutavano molto velocemente in risse ed accoltellamenti.

Come sia possibile arrivare a tanto, partendo da una proposta di sostituzione dei bidoni della spazzatura, resta uno dei misteri insondabili della natura umana.

Tuttavia, a proposito di rischiose assonanze, vi invito a surfare sulle onde di Facebook o Twitter. Visitate anche voi, come ho fatto io, gli account dei gruppi e dei singoli (rigorosamente senza identità), che commentano argomenti serissimi come quelli inerenti vaccini ed omeopatia attraverso le stesse modalità di cui si avvarrebbero dovendo parlare di stadio e fede calcistica. Non sto parlando di commenti discordi, di polemiche costruttive, di dissenso, sia bene inteso. Mi riferisco a persone che strumentalizzano le notizie, le piegano (assistite da efficienti menti organizzatrici) a proprio vantaggio, per delegittimare le istituzioni e seminare confusione e incertezza.

Scorrendo fra le perle di rara saggezza che certamente colpiranno i vostri occhi per la loro lucidità espressiva, troverete veramente di tutto. Il peggio.

Dalle minacce ai gentili auguri di malattia. Ma questo è prevedibile. Augurare un morbo ai nemici non è certo un’espressione originale. Ciò che realmente stupisce è venire a contatto con l’auspicio di epidemie che, nel piano insano degli zelanti commentatori, dovrebbero colpire i loro stessi figli e i di loro amichetti. Avete capito bene. Ho letto con i miei occhi di persone che, dopo essere venute a conoscenza di piccoli affetti da malattie quali il morbillo o la pertosse presenti nel loro giro di amicizie, elaborano strategie per farli giocare con i loro bambini in maniera che questi ultimi ne possano essere contagiati. Voglio dire: malattie che potrebbero esporre i bambini (così come gli adulti che ne verrebbero a contatto) al rischio di complicanze anche gravissime. E, in ogni caso, a malattie (basterebbe questo).

Che razza di persone antepongono un’ideologia alla salute del proprio figlio? Magari la stessa che comprende i genitori che hanno sacrificato la propria figlia ammalata di leucemia alle dottrine di Hamer, rifiutandole le terapie che l’avrebbero con buona probabilità guarita. La stessa che comprende tutti coloro che boicottano l’attività vaccinale, in qualsiasi modo lo facciano (atto che va a danno della società, ma anche del sangue del loro sangue).

Non parliamo, poi, delle gravissime minacce rivolte al professor Burioni ed al presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, colpevoli di svolgere il loro lavoro in maniera instancabile e responsabile.

Ho già pubblicato nei miei canali social il mio pensiero su questo, manifestando la mia piena solidarietà a tutti coloro che vengono minacciati nell’esercizio del proprio ruolo, in difesa della scienza e della salute pubblica.

I toni sono chiari e i vaccini in questi casi c’entrano ben poco, anche se rappresentano chiaramente uno snodo nevralgico nelle vicende sociali e politiche del nostro Paese e del mondo occidentale nella sua globalità. Purtroppo stavolta la strumentalizzazione ha raggiunto temi delicatissimi come quelli della salute. Ma quella contro l’immunizzazione è solo un espediente, non un proclama sincero.

Si sta delineando uno scenario molto simile a quello che siamo abituati ad osservare ai raduni di condominio, nelle manifestazioni calcistiche, nella road rage che infuoca le strade all’ora di punta. C’è forse una ragione precisa nelle manifestazioni di rabbia che affliggono i parcheggi affollati dopo la presunta furberia di un automobilista ai danni di un altro? Voglio dire: un motivo c’è senza dubbio, ma è poco probabile che abbia a che vedere con il business delle aziende automobilistiche che-fanno-soldi-alle-nostre-spalle. Se così non fosse, dovremmo ammettere che dietro i crimini degli hooligans c’è la responsabilità del calciomercato.

Decisamente inverosimile.

Più realistico prendere la giusta distanza dal fenomeno e osservare la big picture. Da questa posizione possiamo apprezzare in maniera più nitida i fenomeni sopra citati come potenti collettori di rabbia e catalizzatori di reazioni a catena che scaturiscono da sentimenti di frustrazione che nulla hanno a che fare con l’azione in sé.

Nell’antivaccinismo esasperato dei nostri tempi (attenzione: ripeto, non mi riferisco ai commenti dissenzienti ma alla polemica sterile degli attacchi personali e delle fantasticherie pseudoscientifiche) vedo molti aspetti in comune con i comportamenti patologici di cui sopra. Uno su tutti, l’assenza di un legame preciso fra azione e reazione, fra causa e presunto effetto. L’opposizione all’immunizzazione (anche a quella non obbligatoria) è cieca e illogica. L’antivaccinista DOC non vuole risposte alle proprie domande, non manifesta dubbi, né pretende spiegazioni: esprime arroganza e non dialoga, parla da solo anche quando impegnato in una conversazione. In realtà, non vuole affatto comunicare. Almeno, non con la persona con cui sta dialogando/litigando. Non vuole parlare con, ma parlare sopra. Non cerca lo scontro (al limite) sugli argomenti, ma ricorre a frasi fatte, a ideologie prêt à l’emploi.

L’impressione è che molti si posizionino davanti alla tastiera o scendano in piazza contro i vaccini (e la scienza, complessivamente) senza convinzioni precise in materia, che portano al contrario al dialogo, anche aspro, allo scontro, alla polemica corrosiva, all’acquisizione di informazioni dettagliate, all’esposizione individuale in difesa di un’idea (non un’ideologia). Si occupano dei vaccini come canale gratuito (e quasi sempre anonimo) attraverso il quale sfogare violenza e intolleranza. Se non avessero trovato questo, si sarebbero certamente cimentati in risse da incrocio urbano o in accoltellamenti post-match.

Ho già espresso abbastanza chiaramente fin qui la mia opinione riguardo gli atteggiamenti antiscientifici. Detto questo, è corretto che anche la scienza e la sua comunicazione si interroghino sui propri errori, perché solo un concorso di colpe può avere originato lo sfortunato framework che oggi ci tocca gestire. Per qualche ragione nella comunicazione della scienza si è creata una breccia che ha permesso l’introduzione di contenuti distorsivi. Il bug, penetrato nel sistema di trasmissione dei messaggi dei messaggi scientifici al pubblico, ha innescato le dinamiche che hanno portato agli schieramenti che oggi conosciamo, attraverso l’implementazione di logiche di contrapposizione e irrazionalità caratteristiche dei contesti nei quali le persone si sentono titolate a dare libero sfogo alla propria, ehm, creatività.

Il patogeno più accreditato è probabilmente l’incoerenza fra dichiarazioni d’intento e azioni: affermare di voler propagare informazione è un gesto nobile, se poi viene seguito da atteggiamenti di effettiva apertura. La comunicazione della scienza non ha sempre soddisfatto principi di accoglienza. Al contrario, ha inseguito senza ammetterlo, ideali elitari, parlando un linguaggio intenzionalmente criptico e assecondando criteri di selezione stretta. Ha aperto le proprie porte ai fedelissimi (già, però, convinti del valore del messaggio della scienza) e chiuso i battenti sul muso degli “infedeli”, i miscredenti. Immaginate (perdonate la metafora religiosa, provo a mantenere la distanza di sicurezza dalla blasfemia…) un parroco che rifiuta il confessionale al peccatore: un atteggiamento insensato, dacché è proprio costui che ha la maggiore necessità di comprendere la dottrina di Cristo per redimersi. Ha, cioè, seguito il modello della scienza più che quello della comunicazione, cantandosela e suonandosela in sublime scollegamento dal resto del mondo.

Quando, accortasi di ciò che stava accadendo al di sotto della torre d’avorio, ha tentato di porvi rimedio, ha trovato pane per i propri denti: i miscredenti si erano nel frattempo moltiplicati, arroccandosi al riparo di social account collettivi. Che fare ora? Riprendere a schiaffeggiare? Non è credibile. Distribuire carezze allo scopo di ammansire gli animi? Sarebbe ridicolo.

Il mio parere è che, di fronte all’irrazionalità, occorra esibire fermezza e convinzione. E tolleranza zero nei confronti delle ambiguità. Non dico a nuora perché suocera intenda: mi riferisco proprio agli Ordini professionali, i primi a dover prendere posizione in merito a vaccini, antivaccinisti e medici omeopati, il curioso ossimoro dei giorni nostri.

Basta così? Neanche per sogno: siamo solo all’inizio. Dopo di (e accanto a) ciò informazione (instancabile e paziente, verso il pubblico), formazione (degli operatori professionali, che mostrano sempre più segni di lacune di ogni tipo) e organizzazione (delle strutture sanitarie pubbliche coinvolte nei progetti ambiziosi che il Governo intende realizzare), come ripeto ormai da tempo.

(Photo credits: http://www.megafincas.it/)