La cocaina danneggia in modo permanente il cervello, rendendo difficile la disintossicazione.

La ricerca è stata realizzata dal Dipartimento di Psicologia dell’università Milano Bicocca e dall’università di Urbino “Carlo Bo”, in collaborazione con l’Ospedale Niguarda Cà Granda e al SERT1 di Milano.

Le osservazioni sono state condotte su 18 persone con un passato di dipendenza da cocaina e in astinenza da 5 mesi. La risonanza magnetica funzionale (fMRI, esame che consente di valutare sia gli aspetti morfologici che funzionali) del cervello e la somministrazione di test psicologici hanno evidenziato che, rispetto alla condizione fisiologica (cioè a come dovrebbe essere), l’area del cervello associata alla motivazione (il nucleo accumbens) è:

  • meno connessa alle regioni che determinano i comportamenti (sistema del controllo cognitivo), quindi al cervello razionale
  • più connessa al sistema della ricompensa (lobo frontale), ossia al cervello istintivo.

Nell’immagine (credits Un. Milano Bicocca, Un. Carlo Bo-Urbino, Ospedale Niguarda Cà Granda, SERT1 Mi) si può osservare come la cocaina favorisca l’istinto a scapito della ragione:

COCAINA

Quali conclusioni si possono trarre dallo studio? Essenzialmente tre. L’abuso di cocaina:

  1. lascia tracce nel cervello che non scompaiono quando l’assunzione viene interrotta: l’astinenza non riporta subito equilibrio nelle funzioni cerebrali
  2. determina una prevalenza delle funzioni istintive su quelle razionali: il tossicodipendente cede all’abuso anche perché in lui prevale l’istinto sul ragionamento
  3. durante l’astinenza permane la fragilità nei confronti di possibili ricadute: è molto difficile tenere un ex tossicodipendente lontano dagli stupefacenti.

Fino ad ora queste conclusioni erano solo ipotizzate dalla scienza, oggi ne abbiamo le prove.

Perché è utile questo studio? La raccolta dei dati su popolazioni ampie di ex tossicodipendenti potrebbe, sulla base di queste acquisizioni sperimentali, essere utili al fine di stabilire il grado di vulnerabilità nei confronti di una ricaduta. Questo permetterebbe di individuare i pazienti che necessitano di maggiore attenzione e monitoraggio.