Nell’ambito della serie di manifestazioni organizzate dal Corriere per Il “Tempo dellle Donne”, ho avuto il grande piacere di assistere a “Belle Curiose”, in cui scienziate di grande talento ragionavano sul tema delle prospettive delle donne nelle carriere scientifiche. Il titolo prende spunto da un’iniziativa dello sponsor Edison, che intende appoggiare e potenziare la presenza femminile nei settori STEM.

Ricordo ai miei lettori che STEM è l’acronimo per Science Technology Engineering Mathematics e raggruppa i settori scientifico-tecnologici. Sono ancora poche le ragazze che scelgono di investire il loro futuro nelle materie STEM, per diverse ragioni, fra le quali anche una predisposizione emotiva media che probabilmente beneficia di approcci più direttamente umanistici. Tuttavia, le donne potrebbero arricchire gli ambienti scientifico-tecnologici con il loro talento, la loro capacità di impegno e di assunzione di responsabilità, con la loro profonda umanità, che le rende capaci di garantire notevole valore aggiunto.

Cosa che hanno fatto e continuano a fare le signore presenti, appartenenti a tutte le fasce di età.

A questo proposito, è difficile non essere colpite dai 79 anni della professoressa Amalia Ercoli Finzi, prima donna ad essersi laureata in Ingegneria Aeronautica in Italia. L’ingegner Finzi (che, fra le altre cose, è anche madre di cinque figli) ha partecipato alla progettazione dei componenti indispensabili del progetto Spaziale Rosetta, la cui missione dovrebbe terminare fra qualche giorno.

Una vita vissuta su percorsi avventurosi, con la vertigine dell’innovazione, del pionierismo. Una donna che si è spinta oltre i dogmi sociali, che li ha infranti prendendosi dalla tradizione solo il meglio per sé. Una personalità supermoderna. Sagace, acuta, obiettiva, non fa sconti a nessuna: la carriera scientifica, dice, non può permettersi interruzioni. Richiede impegno e dedizione continua.

Un piacere personale, per me, è stato quello di ascoltare Greta Radaelli, ingegnere fisico non ancora trentenne con un curriculum ad alta densità di titoli e a capo della prima start-up dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Greta si occupa di grafene, non esattamente ciò che la maggiorparte delle ragazze della sua età giudica interessante. A torto. Perché il grafene è un materiale straordinariamente fascinoso. Bidimensionale, resistentissimo e tanto versatile e promettente da essere l’oggetto del più cospicuo finanziamento dell’Unione Europea. Un miliardo di euro per Graphene Flagship.

L’ingegner Radaelli è CEO di BeDimensional (poteva chiamarsi diversamente?!) e reduce dalla presentazione delle nuovissime calzature made in Style che si fregiano di essere costituite della monoatomica forma allotropica del carbonio. Il grafene, appunto. Le sue ciabatte hanno catalizzato l’attenzione del grande pubblico e scatenato una caccia alla prenotazione. Tutti le vogliono!

Brava, giovane e determinata. Se diciamo anche carina, le femministe tutte-d’un-pezzo non ce ne vorranno.

La fascia di età intermedia era rappresentata dalla nota virologa Ilaria Capua. Per me e per tanti followers degli ambienti della microbiologia la professoressa Capua è popolare da sempre. Tuttavia l’audience più vasta la conosce soprattutto per il suo impegno politico e per una disavventura giudiziaria dalla quale ha saputo uscire con grande compostezza. Sospettata di essere una “trafficante di virus”, è stata successivamente scagionata da ogni accusa. Lei ha reagito, difendendosi con caparbietà. Ma non senza comprensibile sofferenza. In effetti, con la professoressa Capua non esiste difficoltà ad entrare in empatia: trascina. Se proprio dovessi parlare di “contagio”, lo farei a proposito della trasmissione di uno stato d’animo positivo e propositivo.

Il meeting è stata un’occasione davvero preziosa per incontrare queste donne le cui vite si intersecano ogni giorno con il progresso scientifico e tecnologico. Tuttavia, rimane un po’ di delusione per non avere avuto il tempo sufficiente ad approfondire aspetti più interessanti. Le giovani donne decise ad intraprendere un percorso di studi STEM e, ancora di più, quelle titubanti, avrebbero bisogno di una mentorship anche nel processo decisionale, che l’incontro non ha saputo esprimere in maniera articolata.

Obietterete che le ragazze non possono e non devono avvertire la necessità di un sostegno nel processo decisionale. Infatti non si tratta di questo. Avrei domandato alle illustri personalità presenti, dopo l’iniziale hype per i loro successi, di raccontare il momento più difficile della loro carriera. Quello in cui la loro caparbietà è stata messa a dura prova. Ce n’è sempre almeno uno, nel percorso di ogni professionista affermato. Alle donne alle prese con una scelta così importante, avrebbe fatto bene affrontare senza tabù i temi delle difficoltà di gestione del ménage familiare e della concorrenza, degli stipendi da fame che la ricerca offre (quando li offre) e che sono invece stati liquidati con “si può fare”, “si deve fare”.

Capire come le proprie omologhe superiori (per anzianità professionale) sono riuscite a trovare un loro equilibrio personale sarebbe stato davvero interessante. Ma, certo, non è cosa che possa essere fatta nel breve volgere di un’ora di iniziativa.

Il tema, poi, dell’avversità del genere maschile nei confronti delle donne che si occupano con successo di scienza, è a mio parere, un po' superato. Ormai puro cliché. La competizione esiste anche fra uomo ed uomo e, volendo raggiungere il successo nel lavoro, è improponibile non considerarla come un elemento di peso.

In termini generali, l’impegno delle donne nella scienza può anche non sfociare nella carriera-a-tutti-i-costi. Molte signore descrivono percorsi professionali estremamente dignitosi senza per forza dovere scalare le gerarchie aziendali o istituzionali.

Molto bella la conclusione, in cui ognuna delle scienziate ha menzionato un sostantivo-skill indispensabile per eccellere in ambito scientifico. Greta Radaelli ha riconosciuto l’importanza della novità, come fattore dirompente, mentre la Capua ha citato la determinazione. Curiosità è invece la parola d’ordine secondo la professoressa Ercoli Finzi. Fra le altre, l’anelito, la visione e la diversità.

Chiudo anche io, con l’utile Legge dei Tre Metalli, enunciata dalla professoressa Ercoli Finzi: nervi d’acciaio, salute di ferro, marito d’oro.