Autore: Monica Torriani

La prima terapia genica approvata per ADA-scid è italiana

Il 30 maggio 2016 le autorità regolatorie europee hanno approvato il primo protocollo europeo di terapia genica. Si tratta di Strimvelis (nome commerciale di GSK2696273), le cui indicazioni riguardano il trattamento ex-vivo con cellule staminali dei pazienti affetti da ADA-scid per i quali non è disponibile un donatore HLA-compatibile per il trapianto di midollo. Il farmaco viene somministrato una volta ed esclude il rischio di GVHD (Graft Versus Host Disease) e la necessità di donatore HLA-compatibile legati al trapianto, fino a poco tempo fa l’unica terapia disponibile. ADA-scid è una malattia che appartiene al gruppo delle immunodeficienze combinate gravi...

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Oppiodi per curare la patologia psichiatrica: un paradosso?

La terapia della patologia psichiatrica comprende approcci di diverso genere: farmacologico, analitico, clinico, sociale, umano. Dal punto di vista farmacologico le risorse a disposizione dei medici sono svariate, ma, sfortunatamente, sappiamo che un certo numero di pazienti non beneficiano dei loro effetti. Accade frequentemente, inoltre, che i pazienti psichiatrici finiscano nel tunnel della dipendenza dai derivati dell’oppio (morfina ed eroina in primis). Sulla base delle due constatazioni, i ricercatori si sono domandati se esistesse un nesso fra il problema psichiatrico ed il beneficio (almeno estemporaneo) del ricorso agli oppioidi. E’ un dato di fatto che nel nostro organismo vengano...

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Super batteri resistenti agli antibiotici: emergenza mondiale

Ottantotto anni fa la scoperta della penicillina cambiò radicalmente la farmacologia. La sintesi di molecole in grado di uccidere i germi che causavano le patologie allora più temute, consentì di abbattere la mortalità e, grazie alla protezione da esse offerta, di schiudere prospettive più ampie alla chirurgia. Tuttavia, a meno di un secolo di distanza, i proclami di allarme della comunità scientifica tuonano nei media. Gli antibiotici attualmente a nostra disposizione presto non saranno più nelle condizioni di funzionare, non potranno più sconfiggere i batteri che penetrano nel nostro organismo. Come riferito dal Chief Medical Officer del Governo Britannico,...

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Ringiovanire senza bisturi con la seconda pelle

Una ventina di giorni fa Nature Materials ha pubblicato una notizia che ha certamente destato l’interesse di molti lettori, ma soprattutto lettrici. Si tratta della produzione di quella che viene definita come una vera e propria “seconda pelle”. Una pellicola invisibile che, applicata sul viso, promette di cancellare rughe e gonfiori della zona perioculare. Una sorta di lifting che bypassa il chirurgo estetico, oltre a costi e possibili complicanze connessi all’intervento chirurgico, un cerotto che spiana le linee solcate dal tempo e stira i lineamenti, ridando forma all’ovale. La ricerca è stata portata avanti attraverso uno studio pilota congiunto di MIT e Harvard University su 170 soggetti: il risultato è XPL (Cross-Linked Polymer Layer). Già definito “Botox in a bottle“, è resistente al lavaggio ed al sudore e supporta l’applicazione dei filtri solari. Com’è comprensibile che sia, il prodotto porta con sé un allure di magia, ma di fatto è il risultato degli immanenti prodigi dell’ingegneria chimica. L’elemento base di XPL (costituito da molecole FDA-approved) è il silossano, che viene polimerizzato (polisilossano) seguendo modalità diverse a seconda del risultato che si desidera ottenere, ossia delle caratteristiche che la seconda pelle deve possedere. Imbevuta di sostanze specifiche, infatti, la pellicola può essere impiegata per la somministrazione di farmaci per la terapia della psoriasi, eczemi, dermatiti ed altre affezioni dermatologiche e per proteggere e mantenere idratata la pelle secca. Il suo...

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Nanotecnologie: ispirate dalla natura, al servizio dell’uomo

Le nanotecnologie sono rappresentate dall’insieme delle metodiche e delle tecniche usate per la manipolazione della materia su scala atomico-molecolare (misure dell’ordine di un miliardesimo di metro). Dal momento che un nanometro è cinquantamila volte inferiore al diametro di un capello, si tratta di procedure per lo studio di mondi infinitamente piccoli. Per intenderci, tali dimensioni sono compatibili con il DNA e tutte le strutture intracellulari. Lavorando su scala così ridotta, si approfitta del vantaggio rappresentato dalla minore distanza fra le particelle che devono interagire fra loro e, di conseguenza, del minore consumo di energia per ottenere le medesime reazioni....

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